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Il brigantaggio
Il brigantaggio fu nozione utilizzata per designare forme di ribellismo e di banditismo sociale che, tra la fine del XVIII e la fine del XIX secolo, ebbero come teatro di grande risonanza vari luoghi di Italia, con particolare accentuazione nel Sud e nelle aree del confine settentrionale e meridionale dello Stato della Chiesa; forme di devianza armata che rivelavano radici e collusioni all’interno delle comunità e che proprio per questo configuravano un contropotere locale, un dissenso di fondo, rispetto all’affermarsi progressivo dell’idea di nazione e alla nascita e al lento stabilizzarsi di un potere centralizzato.

Il Museo del Brigantaggio di Cellere offre una particolare comprensione del territorio, del paesaggio, della cultura e della storia in virtù di una messa a fuoco specifica, in grado di fornire interpretazioni e nessi inediti, anche se non esaustivi costituisce un riconoscimento alla storia e alla cultura del Nord del Lazio, un omaggio alla specificità di un territorio che ha conosciuto fenomeni laceranti di illegalismo e che è stato in modo significativo associato a personaggi che nel passaggio di questa terra alla modernità ricevettero l’etichetta di briganti. valorizza la connotazione sociale dei personaggi nel loro radicamento in trame locali ed evoca l’immaginario del ribellismo: un campo evocativo potente, un nucleo eversivo rispetto ad un reale che si vorrebbe pacificato, uno spazio “letterario”, dove conta il primato del gesto vitale e della battuta sagace. O dove prende spazio il potere dei deboli, la fantasia che lenisce e redime vite di stenti, esperienze radicali di emarginazione e diseguaglianza. Interpreta l’epopea di Tiburzi non come una reazione alla modernità, ma come una sua espressione. Un frutto acerbo che segnala quanto grandiose furono le aspettative di un popolo, deluse dalle vicende che caratterizzarono l’Italia e il territorio alto laziale in quello scorcio di fine Ottocento. La prospettiva antropologica dà enfasi alla cultura popolare - custode della memoria di luoghi, gesta e personaggi consente di individuare scenari quotidiani e contesti culturali entro cui leggere gli eventi ricostruiti da magistrati e militari, le storie intricate ed estreme dei briganti raccontate da giornalisti e storici locali. mette in scena la dimensione riflessiva, ovvero quella capacità critica che si esercita non solo nella lettura delle fonti ma anche nell’esame delle dinamiche contemporanee che trasformano in patrimonio identitario un brigante locale. Dinamiche che hanno visto l’entrata in campo in modo rilevante di soggetti diversi, come enti locali, agenzie, imprese, ma tra i quali meritano una speciale segnalazione gli studiosi locali. A loro si deve il recupero di fonti inedite e un trattamento affettivo delle vicende legate al brigantaggio.
Dalla Missione del Museo - testo a cura di Fulvia Caruso e Vincenzo Padiglione

 

 
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