La Patrimonializzazione e le sue ricadute: prospettive antropologiche intorno a un dispositivo globale
Negli ultimi decenni, il concetto di “patrimonio”, declinato nelle sue diverse componenti e sfumature (culturale, storico-artistico, architettonico, archeologico, ambientale, paesaggistico, bioculturale, etc.), si è affermato come una delle categorie centrali attraverso cui le società contemporanee pensano sé stesse, o sono spinte a farlo, definendo confini territoriali e simbolici. Viviamo in un’epoca di crescente densità patrimoniale, in cui la patrimonializzazione non solo investe oggetti, pratiche, luoghi e forme di vita, ma anche assume un ruolo sempre più rilevante nei processi di costruzione identitaria e simbolica, politica ed economica.
Questa pervasività capillare ed estesa esprime un presente nel quale il patrimonio è diventato una matrice globale di interpretazione del mondo. In tale contesto, il patrimonio culturale, materiale e immateriale, appare come un costrutto storico, come il risultato di negoziazioni, conflitti e asimmetrie di potere capace di trasformare, creare, ridefinire forme identitarie, narrazioni dei luoghi e usi dello spazio.
Quali sono dunque le forze in campo che muovono oggi questi processi e con quali esiti?
Per rispondere a questa domanda, il convegno nazionale SIMBDEA propone per l’edizione 2026 una riflessione sulle ricadute che i processi di patrimonializzazione producono nelle società, nei luoghi, nelle collettività e sugli individui. Tali effetti, ora interpretabili come risorse, ora come derive, possono collocarsi su piani tra loro profondamente interconnessi: economico, sociale, ambientale, turistico, politico, urbanistico. L’obiettivo è interrogare i processi, le politiche e le poetiche che la patrimonializzazione attiva e gli effetti trasformativi che essa produce, andando oltre letture esclusivamente celebrative o puramente critiche. Particolare attenzione sarà rivolta ai musei locali e alle realtà ecomuseali, in quanto attori chiave che spesso agiscono, rappresentano, costruiscono forme di patrimoni nella relazione con i territori coinvolti.
Si privilegeranno le proposte di panel indirizzate a confrontarsi con uno o più dei seguenti assi tematici, concepiti non come ambiti separati, ma come strumenti analitici flessibili, tra loro intrecciati:
Territori, spazi e senso dei luoghi
I processi di patrimonializzazione incidono sugli spazi e sui territori, modulandone forma e senso attraverso pratiche di selezione, narrazione e istituzionalizzazione, producendo gerarchie simboliche e modalità di rappresentazione e d’uso, anche agite nei contesti mediatici e digitali. Quali effetti hanno queste dinamiche sui contesti locali, sulle pratiche quotidiane e sulle modalità di abitare i territori? In che modo la patrimonializzazione ridefinisce pratiche, accessi e significati dei luoghi, e come tali trasformazioni vengono vissute e negoziate dalle collettività che li abitano?
Narrazioni patrimoniali, musei, memoria, politiche e poetiche dell’identità
Il patrimonio agisce come dispositivo narrativo capace di selezionare memorie, tradizioni e passati “utili”. In questa prospettiva, la memoria può essere intesa come una costruzione sociale e culturale, prodotta e trasmessa entro specifici quadri di riferimento collettivi. In che modo le narrazioni patrimoniali producono inclusioni ed esclusioni? Come si intrecciano con politiche della memoria, retoriche identitarie e processi di essenzializzazione culturale? Come tali narrazioni si articolano entro una tensione tra scale locali, nazionali e globali, e quale ruolo assumono le politiche e i dispositivi istituzionali nella costruzione del patrimonio come risorsa identitaria e nella definizione dei confini simbolici, regionali e nazionali?
Società, comunità, diritti, agency e conflitti
Le politiche patrimoniali e culturali contemporanee mobilitano le “comunità”, intese non come dati ma come costruzioni simboliche e politiche. In che modo i processi di patrimonializzazione producono forme differenziate di agency collettiva, accompagnando la rivendicazione di diritti, producendo confronti, conflitti, competizioni e fratture interne? Come soggetti, comunità e collettività locali attivano, negoziano o riorientano i processi di messa in valore patrimoniale, intervenendo non solo come destinatari di politiche, ma come attori coinvolti in relazioni complesse di mediazione, conflitto e co-produzione del patrimonio?
Turismo, sviluppo sostenibile ed economie della cultura
La patrimonializzazione è sempre più connessa alle economie e alle politiche del turismo e della cultura. Quali ricadute produce in termini di mercificazione, turistificazione e gentrificazione dei territori? Quali tensioni emergono tra valorizzazione economica e diritti d’uso? In che modo incide sulla trasformazione di contesti urbani e rurali, tra salvaguardia, reinvenzione e pressione turistica, anche in relazione a fenomeni di overtourism e marginalità territoriale?
Il patrimonio è inoltre spesso presentato come risorsa per lo sviluppo locale sostenibile: quali modelli vengono promossi, chi ne beneficia e come si distribuiscono costi e benefici? Quali disuguaglianze territoriali e sociali vengono prodotte o accentuate?
Infine, quali logiche di valore e sostenibilità regolano oggi i processi di messa in valore del patrimonio, e quali effetti producono le pressioni legate ai bandi, alla misurazione dell’impatto e alla ricerca di attrattività economica sulle pratiche culturali e sul lavoro?
Antropocene/Capitalocene e umani – più che umani
In che modo i processi di patrimonializzazione si confrontano con il discorso ambientale e con le riflessioni sull’Antropocene? Come il patrimonio contribuisce a ridefinire i rapporti tra umano e non umano, tra paesaggio e ambiente, tra risorse e forme di vita? Quali narrazioni ecologiche vengono prodotte attraverso il patrimonio e quali implicazioni hanno nelle trasformazioni territoriali e nelle politiche ambientali contemporanee?
Valutazione d’impatto come pratica critica
Quali indicatori vengono privilegiati nella misurazione degli “impatti” del patrimonio? In che misura la valutazione di impatto può essere interpretata come pratica epistemologica e politica, situata e attraversata da rapporti di potere che trascendono gli aspetti puramente tecnici o amministrativi? Come vengono costruite le valutazioni e quali dimensioni restano invisibili? Quali temporalità e quali voci sono riconosciute come legittime? In che modo le pratiche di valutazione incidono sulle politiche patrimoniali, sulle priorità istituzionali e sulle possibilità di azione di musei, ecomusei e comunità coinvolte?
Presentare una proposta
Perpartecipare alla Call è necessario inviare una proposta, in lingua italiana entro il 1 aprile 2026, esclusivamente tramite il seguente modulo google: https://forms.gle/6DPJgAHXYsEXDvBj9
Tutte le proposte devono includere titolo, abstract di panel (massimo 500 parole), breve profilo biografico (massimo 100 parole) del/dei panelist, indirizzo email e afferenza del/i proponente/i, 5 parole chiave e fino a un massimo di 5 riferimenti bibliografici, eventuale nominativo di discussant. Ogni proponente può inviare al massimo una proposta di panel. Le proposte saranno sottoposte a un processo di valutazione tra pari.
SCARICA QUI LA CALL FOR PANELS COMPLETA: Call_for_panels2026