Pietro Clemente

Ritratto di Pietro Clemente

Presidente Onorario Simbdea e di IDAST (Iniziative Demo-etno-antropologiche e di Storia Orale in Toscana) e titolare della cattedra di Antropologia Culturale della Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze.

Nel 1992 ha fondato la rivista Ossimori, che ha diretto fino al 1998.  Dal 2003, dirige la rivista LARES ed è membro della redazione di am – antropologia museale dal 200
Fa parte della giuria del Premio Pieve-Banca Toscana organizzato dall’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano (AR), ed è Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Museo Ettore Guatelli di Ozzano Taro (PR)

Qui di seguito trovate una sua nota autobiografica ed è possibile, nella sezione download, scaricare la sua bibliografia completa (aggiornata al 2004) a cura di Emanuela Rossi, ed alcuni suoi scritti sulla museografia ed i beni DEA.

Una bibliografia ha una funzione elementare negli studi: far conoscere lavori scritti. Nel nostro campo i lavori sono spesso molto dispersi e l’utilità delle bibliografie è notevole. La dedico al mio Maestro di studi Alberto Cirese: è l’unico al quale sento il dovere di mostrare di essere stato laborioso, e spero che possa  riconoscere nei temi e nei modi del mio lavoro qualcosa del suo insegnamento. Ho insegnato in quattro Università, da ‘esercitatore’ e da ‘borsista’ a Cagliari, da incaricato esterno e poi associato e infine ordinario a Siena, e quindi a Roma e ora a Firenze, e quindi estendo la dedica a tutti i colleghi con i quali è stato stimolante cooperare e agli studenti, la cui attenzione e passione è ragione profonda dell’insegnare e del ricercare e scrivere, anche per  insegnare meglio.

Sono nato il 27 giugno del 1942, a Nuoro, dove lavoravano mio padre e mio nonno, a sei mesi  e fino a cinque anni ho vissuto nella piccola comunità di Meana Sardo, e da allora a Cagliari.

Dopo il liceo ho studiato Architettura a Milano per due anni, poi sono ritornato a Cagliari dove mi sono laureato in Filosofia con tesi in Antropologia Culturale, il 27.11.1969. Il mio relatore di laurea era Alberto Mario Cirese, Maestro negli studi, e guida in un percorso universitario pur assai indipendente. Tre giorni prima, il 24 novembre 1969 era nata la mia prima figlia, la seconda nacque nel 1971. Mi ero sposato nel 1965.

La mia vicenda di studente si era incontrata con  la politica che aveva allungato un po’ i progetti di laurea. Ho insegnato nelle scuole medie e all’Istituto magistrale (ho vinto il ruolo di Storia filosofia psicologia e pedagogia nelle scuole superiori) in Provincia di Cagliari fino al 1973, quando facendo domanda di incarico all’Università di Siena ho cominciato ad insegnare qui, nella Facoltà di Lettere, prima “Letteratura delle Tradizioni Popolari” e poi “Storia delle Tradizioni Popolari”.
La mia tesi di laurea era stata pubblicata da Laterza con il titolo Franz Fanon tra esistenzialismo e rivoluzione, avevo scritto un saggio sulla casa rurale sarda, e la mia domanda fu accolta. Ho rinunciato al ruolo nella scuola secondaria, mi sono trasferito con tutta la famiglia a Siena ed ho fatto didattica e ricerca sul campo sulle tradizioni popolari dal 1973/74 al 1990/91, diventando da ‘incaricato esterno’, ‘stabilizzato’, e poi ‘associato’ e infine ‘ordinario’.
Nel mio lavoro di storico delle tradizioni popolari (o folklorista o demologo) ho traversato in lungo e in largo la Toscana stabilendo contatti con il territorio in forte sodalizio con Gastone Venturelli e Roberto Ferretti che dal Nord al Sud, l’uno da universitario l’altro da outsider, esploravano e monitoravano le culture locali toscane, insieme a tanti altri intellettuali e appassionati con i quali ho spesso collaborato. Ho avuto incarichi in comitati scientifici di molti Enti Locali ed ho cercato anche di coordinare il movimento di rivalutazione del territorio che in Toscana ho vissuto per tutti gli anni ’70 e oltre.
A parte i temi teorici che sono sempre stati per me appassionanti e che la ricerca sul campo continuamente rinnovava, ho lavorato soprattutto su due temi il ‘teatro popolare’ (nell’area concettuale del rito e della festa) e la museografia della cultura contadina mezzadrile. In verità quest’ultimo è stato il mio tema dominante: riconoscere e dare parola ai mezzadri, ai boscaioli, ai migranti di una vivissima cultura toscana, resa ormai silenziosa dai processi di modernizzazione e da una sorta di autocondanna all’oblio. Ho lavorato in controcorrente rispetto alla antica fierezza delle culture urbane per valorizzare le vite quotidiane, le forme di cerimonialità, il senso dello spazio o del cibo dei contadini. Il mio tema anche di passione civile è stato in effetti ‘la cultura contadina’ in Toscana. L’attenzione per un approccio storico mi ha spinto anche a studiare i cambiamenti e le lotte sociali.
Alla fine degli anni ‘80 ho condiviso un clima di rivisitazione degli studi antropologici che veniva dagli Stati Uniti e che diede vita a un indirizzo che fu detto di Antropologia interpretativa e si connesse con il cosiddetto ‘postmodernismo’. In questo quadro, con un gruppo di lavoro senese, ho fondato la rivista Ossimori, la rivista ha vissuto per 10 numeri (1992-98) ed è stata una esperienza bellissima anche di ricerca di comunicazione con discipline affini e su temi di tutti gli studi umanistici. Abbiamo cercato di contrastare l’ipersettorialismo e di ritrovare una comunicazione intellettuale trasversale. Ma infine abbiamo ceduto alla fatica, alle resistenze dell’editore e all’esaurirsi del ciclo di discussione in antropologia.
Il lavoro all’Università di Roma, dove ho sostituito dal 1991/92 Alberto M. Cirese che andava “fuori ruolo”, ha visto un forte potenziamento delle modalità di gestione della didattica, in particolare con i seminari avanzati, l’organizzazione di corsi diversi per  i livelli di studio pre-laurea e infine per il Perfezionamento e il Dottorato. Per 10 anni ho diretto e seguito stages di ricerca-didattica sul campo degli studenti ‘avanzati’. Ho fatto anche esperienze di didattica per adulti nei seminari della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (AR) e ne ho riportato nella didattica universitaria gli insegnamenti con grande utilità. Dell’esperienza romana fanno anche parte organica esperienze di scambio e lavoro tra antropologi sia su temi del confronto teorico che della ricerca e della didattica assolutamente irripetibili altrove, ma che spero mi forniscano una rete di riferimento per dialoghi da continuare anche da un’altra e non lontana sede universitaria.
Sul piano professionale sono stato coordinatore della Sezione di Antropologia Museale dell’Associazione Italiana di studi Etno Antropologici e sono oggi Presidente di “Antropologia Museale. Società per i musei e i beni culturali demo-etno-antropologici”
Il mio interesse per le culture locali ha attualmente due poli di attenzione speciale: il primo riguarda l’Archivio Nazionale Diaristico di Pieve Santo Stefano in Provincia di Arezzo  e il secondo lo straordinario ‘museo spontaneo’ di Ettore Guatelli ad Ozzano Taro gestito da una Fondazione dopo la sua morte. Il mio lavoro su temi di storia del territorio ha poi fatto sì ch’io facessi parte della Commissione di Studio sulle stragi naziste in Toscana creata dal Consiglio regionale.
Negli ultimi anni del lavoro didattico e di ricerca a Roma ho cominciato a dirigere tesi e riflettere sui temi della immigrazione e, per questa via, sull’antropologia urbana e l’interculturalità. Sono però anche ritornato ad alcuni temi che avevo aperto da studioso di tradizioni popolari, in particolare la scrittura popolare e la ricerca con il metodo delle storie di vita, inoltre il tema della memoria storica e del tempo storico. Sui temi dell’intercultura sono tornato quindi per l’interesse della Facoltà di Lettere di Firenze. Il mio profilo è oggi di ‘antropologo dell’Italia’(formatosi soprattutto sulla Toscana) che è, come dire, di un ‘folklorista’ che ha allargato le sue attenzioni alla modernità e ai contesti ed arricchito la sua esperienza metodologica con dibattiti e resoconti dell’antropologia extraeuropea e del mondo globale.

– pagina di Pietro Clemente nel sito dell’ Università di Firenze- sito www.antropologie.it
– sito dell’ Archivio Diaristico Nazionale di Pieve S. Stefano (AR)
– sito della Fondazione Museo Ettore Guatelli
– pagina della rivista Lares
– sito di am rivista
– intervista a Pietro Clemente nel sito Borderless : online magazine
– link a Libreria Universitaria.it – pagina delle pubblicazioni di Pietro Clemente in vendita on line
 


Bibliografia completa (aggiornata al 2004) a cura di Emanuela Rossi icon download (300.05 kB)
NOVITA’! “Grotte, foreste e artisti primitivi, nel museo di Quai Branly”, Pietro Clemente in Ricerche di Storia dell’Arte, 94/2008, pgg. 49-56, Roma, Carocci Editore icon download (2.01 MB)
Custodi delle voci. Archivi orali in Toscana: primo censimento a cura di Alessandro Andreini  e Pietro Clemente icon download (5.55 MB)

 “Ascoltare quella voce. Con appassionata prudenza, intervista all’antropologo Pietro Clemente”, Antonio Fanelli, in PrimaPersona 15, Dicembre 2005 icon download (315.17 kB)
Vent’anni dopo. A.M. Cirese scrittore di musei. Con una intervista a A.M. Cirese su temi di museologia e museografia realizzata nel settembre 1997
Dispensa per il corso di Antropologia culturale I  a.a. 1998/1999 – Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’ icon download (498.79 kB)

Alessandra Broccolini

Ritratto di Alessandra Broccolini

Antropologa culturale, è professore associato presso il DISSE – Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche di Sapienza Università di Roma – settore scientifico disciplinare M-DEA/01.
Dal 2016 è presidente della SIMBDEA (Società Italiana per la Museografia e i Beni Demoetnoantropologici).
Attualmente è Principal Investigator del progetto PRIN (Progetti di Ricerca di Rilevanza Nazionale) 2022 “Musei locali ed ecomusei. Spazi patrimoniali di partecipazione attiva” [2023 – 2025] e coordina l’Unità di Ricerca – Sapienza del progetto PRIN 2020 ”Abitare i margini oggi. Etnografie dei paesi in Italia” [2022-2025].
Dal 2021 fa parte del Comitato di coordinamento scientifico dell’Ecole Française de Rome [2021-2026].
Nel 2020 ha stipulato un accordo quadro tra Sapienza Università di Roma e l’Università di Huancayo in Perù, con successivo protocollo esecutivo tra la Facoltà di Antropologia e il Dipartimento di Scienze sociali ed economiche.
Negli ultimi 20 anni e fino ad oggi ha insegnato Etnologia, Antropologia culturale, Antropologia del patrimonio culturale e Antropologia del territorio presso la Facoltà di Scienze politiche, Sociologia e Comunicazione – Sapienza Università di Roma. Da molti anni si occupa di politiche dell’identità, di antropologia del patrimonio culturale e di patrimonio culturale immateriale, in particolare di feste, rituali e saperi, relativamente ai Beni demoetnoantropologici, alla catalogazione e agli ecomusei.
Ha condotto un lungo fieldword di ricerca a Napoli nel quartiere Pallonetto di S. Lucia (1994-1999). Ha realizzato numerosi inventari e lavori di documentazione audiovisiva sul patrimonio etnografico per l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD), la Regione Lazio e vari enti locali. Ha lavorato per diverse candidature UNESCO per l’Iscrizione alla Lista Rappresentativa relativa alla Convenzione UNESCO del 2003 e per diversi ambiti territoriali interessati alle politiche del patrimonio immateriale, come l’area dei Carnevali irpini in Campania.
Nel 2010 ha partecipato a Roma, insieme con i comitati di quartiere e le associazioni di base, ad un progetto di ecomuseo urbano nell’area del Casilino che ha portato alla fondazione dell’Associazione per l’Ecomuseo Casilino Ad Duas Lauros. I suoi temi di ricerca includono: politiche identitarie, feste e rituali in aree urbane e rurali, artigianato del presepe a S. Gregorio Armeno (Napoli), saperi e pesca tradizionale nel lago di Bolsena, saperi locali sulla biodiversità agricola, periferie urbane, strategie e pratiche abitative e di placemaking, immigrazione ed ecomusei.

“Tra le sue pubblicazioni:
Scena e retroscena di un patrimonio. Turismo, artigianato e cultura popolare a Napoli, Verona, Quiedit, 2008;
“Scenari del patrimonio culturale immateriale all’interno dello Stato burocratico italiano”, in Regina F. Bendix, A. Eggert e A. Peselmann (a cura di), Heritage Regimes and the State, Gottingen, Universitatsverlag, 2012;
“L’UNESCO e gli inventari del patrimonio immateriale in Italia” in Antropologia Museale, n. 28-29, 2011;
“Le ‘comunità immateriali’ italiane: procedure, tattiche e nuovi attori chiave” , in L. Zagato, S. Pinton (eds.), Patrimonio culturale. Scenari 2015-2017, Venezia, Università Ca’ Foscari, 2017;
“Folklore, beni demo-etno-antropologici e patrimonio immateriale in alcuni contesti regionali”, in Mariuccia Salvati e Loredana Sciolla (eds.), L’Italia e le sue regioni, vol. III Culture, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, 2015;
Ripensare i margini. L’Ecomuseo Casilino per la periferia di Roma, Roma, Aracne, 2017 (con V. Padiglione);
“Resuscitare senza mai morire. La lunga vita del Carnevale” (con K. Ballacchino), in Archivio di Etnografia, a cura degli autori, 2016;
“Il patrimonio culturale immateriale e l’antropologia. Evoluzioni, intersezioni, mondi locali”, in Diritto Pubblico Comparato ed Europeo – DPCE online, 2/2023;
“Tra piazza e museo. Pensare il futuro delle “comunità di eredità” e dei musei etnografici attraverso la pandemia: una riflessione per iniziare“, in Archivio di Etnografia, n. 2, 2022, (con V. Santoro).;
“Festa, spazio, territorio. Risonanze territoriali e immaginazione dell’abitare in una festa ‘paradigmatica’”, in EtnoAntropologia, 12 (2) 2024.”

Valentina Lusini

Ritratto dl Valentina Lusini

Professoressa associata nel settore SDEA-01/A Discipline demoetnoantropologiche.
Dopo la Laurea in Filosofia all’Università di Siena, ha ottenuto il Diplôme d’Études Approfondies in “Anthropologie sociale et historique de l’Europe” presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi con una ricerca sul rapporto fra arte, estetica e antropologia. Nel 2003 ha conseguito il Dottorato in Metodologie della Ricerca Etnoantropologica presso l’Università di Siena con una tesi sulle politiche di valorizzazione delle collezioni etnografiche in contesti museali coloniali e postcoloniali, con particolare attenzione all’ambiente francese. Dal 2006 al 2010 è stata titolare di Assegno di Ricerca per l’area scientifica antropologica presso l’Università di Siena. 
Dal 2003 al 2021 ha insegnato all’Università di Siena, all’Accademia Nazionale di Belle Arti di Firenze, all’Accademia di Belle Arti di Perugia e all’Università Sophia Antipolis di Nizza. 
I suoi interessi di ricerca si situano nel campo dell’antropologia visiva, del patrimonio e degli studi culturali e postcoloniali. Ha condotto indagini di campo sui musei, sugli usi sociali e politici dell’arte contemporanea, sul paesaggio e sulle forme dell’abitare in territorio toscano. Ha diretto gruppi di ricerca interdisciplinari e coordinato progetti per la digitalizzazione dei beni culturali d’interesse demoetnoantropologico. Associa ricerca teorica e applicata nel settore dell’intercultura e della progettazione museale, con particolare riferimento all’inclusione sociale, alla didattica e agli studi sul pubblico.

Valentina Zingari

Ritratto di Valentina Zingari

(Firenze nel 1962). Dopo il liceo classico, si iscrive alla facoltà di Storia dell’arte e dello spettacolo prima di scegliere il corso di studi in antropologia che la porterà a Roma e poi a Siena. Tra il 1983 ed il 1985 vive in Costa Rica, dove partecipa come volontaria ad un progetto di cooperazione per lo sviluppo forestale del paese. Dopo il percorso di formazione all’Università di Siena dove ha ottenuto la Laurea in antropologia culturale (110 e lode, 1994) organizzando il suo lavoro di ricerca etnografica in funzione di un progetto museografico (il « Museo del Bosco », sistema museale della provincia di Siena), ha lavorato nell’ambito del patrimonio culturale e si è specializzata nell’ascolto, la raccolta, l’analisi e la valorizzazione della memoria orale, il racconto biografico, il patrimonio audiovisivo. In Francia, dove lavora dal 1996 come libera professionista, ha contribuito a dare una dimensione antropologica ai progetti di studio e valorizzazione dei patrimoni territoriali (rurali, alpini, fortificati, frontalieri) in collaborazione con le comunità locali, le collettività territoriali, i parchi, il mondo associativo, i musei, le fondazioni (FACIM), le Università e scuole dottorali, i programmi ministeriali e interministeriali, spesso nell’ambito di progetti europei INTERREG, come « Sentinelle delle Alpi », « Paysages à croquer », « IN.CON.T.R.O ». Dal 2009 in Italia, segue per l’associazione SIMBDEA i processi legati alla Salvaguardia del patrimonio culturale immateriale e ha partecipato alle riunioni del Comitato Intergovernativo per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale (Abu Dhabi 2009, Nairobi 2010, Bali 2011). Lavora, nel quadro di progetti regionali (GRA.FO) ed europei, in collaborazione con le Università (Pisa, Firenze, Siena in collegamento con la MMSH di Aix-Marseille) alla valorizzazione degli archivi sonori e audiovisivi della ricerca in scienze umane e sociali. Continua la sua attività di ricerca etnografica e valorizzazione dei patrimoni orali e narrativi in diversi luoghi, dalle Alpi alla Toscana. Con il gruppo di lavoro sul patrimonio immateriale, SIMBDEA-ICH, contribuisce a promuovere in Italia la fondazione di una rete di ONG (accreditate per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale) le candidature multinazionali (come quella proposta per le arti dell’improvvisazione poetica a Nuoro, 2011), gli inventari partecipativi, le iscrizioni al registro delle buone pratiche di salvaguardia ed in generale una interpretazione delle Convenzioni Internazionali come strumenti che favoriscano politiche attente al dialogo tra ricerca, partecipazione delle comunità e del mondo associativo, istituzioni.

Attivtità attuale: Ricercatrice indipendente

 

Vita Santoro

Ritratto di Vita santoro

PhD, è antropologa culturale. Presso l’Università degli Studi della Basilicata è attualmente componente del gruppo di ricerca con funzione di coordinamento nel progetto europeo Unveiling the Arts and Works behind the Masks. Dal 2023 al 2025 è stata assegnista di ricerca senior sui temi del patrimonio culturale immateriale di fronte alla crisi sociale, ambientale, economica, nell’ambito del progetto Tech4You (pp. 4.1.2) finanziato da fondi PNNR – piano Next Generation EU. In precedenza, ha ottenuto altri due assegni di ricerca biennali per condurre etnografie su processi di home-making, place-making e nessi rituali/migrazioni in Basilicata, nonché sulla raccolta di memorie dello sfollamento tra gli ex abitanti dei Sassi per il progetto I-DEA di Matera ECoC 2019. È componente ordinaria delle società scientifiche italiane SIAC e SIMBDEA, di cui è anche la vicepresidente, e della società scientifica europea SIEF. È membro del Comitato Editoriale della rivista “Archivio di Etnografia” diretta da Ferdinando Mirizzi, per cui ha coordinato la Redazione dal 2013 al 2025. I suoi temi d’interesse includono: antropologia del patrimonio culturale; antropologia museale; antropologia della scrittura; antropologia delle migrazioni e dei margini; riti e feste; maschere e mascheramenti. Dal 2023 è abilitata a professoressa di Seconda Fascia per il settore scientifico SSD-M-DEA/01.

In aggiunta ad articoli in riviste scientifiche nazionali e internazionali di ambito antropologico, e saggi in volumi, ha pubblicato la monografia Scrivere le culture. Etnografia di pratiche discorsive e forme di testualizzazione intorno alla memoria culturale (Edizioni di Pagina, 2023); inoltre, ha co-curato con Ferdinando Mirizzi il volume Sassi e Memoria. Etnografie per un archivio delle voci (Graficom, 2023).

Nicolò Atzori

Ritratto di Nicolò Atzori

“ La mia sfera disciplinare di appartenenza è quella dell’antropologia sociale, che frequento principalmente da PhD presso l’Università degli Studi di Sassari e a partire dalla cui postura scientifica mi oriento verso il patrimonio culturale, in particolar modo concentrandomi sui musei della Sardegna centro-meridionale, che studio alla luce della pluralità dei processi che li coinvolgono – internamente ed esternamente – radicandoli ai territori di riferimento (sia i processi cosiddetti di patrimonializzazione che, dunque, quelli riferibili ai rapporti con il sistema socioeconomico e funzionale entro il quale simili luoghi si trovano ad esistere ed agire). Parallelamente, per CoopCulture svolgo la professione di guida museale e didattica in un museo archeologico ed in un sito archeologico del Campidano centrale; dello stesso organismo che li gestisce in loco curo la comunicazione istituzionale e i progetti museografici. Unitamente a questo, ho avuto modo di formarmi, inizialmente presso l’Università degli Studi di Cagliari, nell’ambito delle digital humanities, imparando quindi a coniugare le ragioni della ricerca storica, generalmente scientifica ed etnografica alle competenze informatiche (e digitali) finalizzate soprattutto alla raccolta, alla gestione ed all’organizzazione dei dati per la loro accessibilità. La mia formazione digitale è altresì abbastanza vasta, e si orienta principalmente verso la comunicazione del patrimonio culturale, la comunicazione scientifica ed il marketing digitale.
All’interno del mio background emerge una solida matrice umanistica e particolarmente storico- antropologica, secondo queste principali tappe formative:
06/2011: DIPLOMA DI LICEO SCIENTIFICO CON INDIRIZZO LINGUISTICO conseguito presso il Liceo Scientifico Statale Guglielmo Marconi (voto 73/100).
02/2017: LAUREA TRIENNALE IN BENI CULTURALI (INDIRIZZO STORICO-ARTISTICO) conseguita presso l’Università degli Studi di Cagliari con una tesi in Geografia e cartografia IGM dal titolo Geografia di una realtà locale: risorse e prospettive di sviluppo a Sardara (voto 110 e Lode).
07/2021: LAUREA MAGISTRALE IN STORIA E SOCIETÀ (INDIRIZZO MEDIEVISTICO) conseguita presso l’Università degli Studi di Cagliari con una tesi in Antropologia culturale dal titolo Forme e rappresentazioni della cultura contadina tra continuità e cambiamento: usi dello spazio, segni del vissuto e memoria della comunità. Il caso di Sardara (voto 110 e Lode). 09/2021: DIPLOMA DELLA SCUOLA DI ARCHIVISTICA, PALEOGRAFIA E DIPLOMATICA conseguito presso l’Archivio di Stato di Cagliari. Si tratta di un master che abilita alla professione di archivista e fornisce un bagaglio di conoscenze in tal caso riferibili alla storia delle istituzioni medievali, moderne e contemporanee della Sardegna, alle discipline paleografico-diplomatistiche, all’archivistica generale e a quella informatica.
04/2023: CORSO DI PERFEZIONAMENTO AMA – ANTROPOLOGIA MUSEALE E DELL’ARTE. BENI DEMOETNOANTROPOLOGICI presso l’Università degli Studi di Milano – Bicocca.

Competenze certificate: - Guida turistica iscritta all’Albo col n° 2707 - Certificazione EIPASS Social Media Manager - Google Digital Training – Fondamenti del marketing digitale - Certificazione linguistica orale lingue minoritarie e varietà alloglotte per la conoscenza del sardo NARA-MI 2023

Affiliazioni: - Socio ordinario ICOM – International Council of Museum - Socio ordinario SIMBDEA – Società Italiana per la Museografia e i Beni Demoetnoantropologici – Socio AIPH – Associazione Italiana di Public History - Socio SIAA – Società Italiana di Antropologia Applicata - Socio di ANSMM – Associazione Nazionale Social Media Manager - Socio di CoopCulture – Società Cooperativa Culture”

Sandra Ferracuti

Ritratto di Sandra Ferracuti

“B.A. in antropologia (“”The American University””, Washington, D.C., USA) e Dottore di Ricerca in etnologia ed etnoantropologia (Università “”Sapienza”” di Roma, 2008), è attualmente responsabile del dipartimento Africa del Linden-Museum Stuttgart, in Germania.
Dal 2010 al 2017 ha insegnato museologia e antropologia culturale all’Università degli studi della Basilicata (Matera). Presso la stessa università è stata assegnista di ricerca dal 2012 al 2014, per un progetto finalizzato al rilevamento e l’analisi dei caratteri e dei protagonisti dei processi di interpretazione locale delle più recenti e discusse convenzioni internazionali che trattano di patrimoni culturali. Dal 2009 al 2013, è stata assistente di ricerca della sezione etnografica del Museo Nazionale Presitorico Etnografico “”Luigi Pigorini””, dove ha contribuito allo svilippo delle attività condivise con gli altri partner del progetto europeo “”RIME”” – Ethnography Museums and World Cultures.
È membro del direttivo della Simbdea dal 2005. Dal 2002 è membro della redazione della rivista””Antropologia Museale”” e dal 2014 di quella di “Archivio di Etnografia”.

Tra le sue pubblicazioni:
“Heads and Hands: the Lives and Work of Makamo, Sculptor and Healer in Maputo”, Tribus [65]: 89-125, 2016; “Riti di Paesaggio”, Antropologia Museale, XII [34/36]: 143-145, 2015; “A partire da Maputo: musei, mostre, cortili e la discarica. Patrimoni alla deriva e arti etnografiche”, Archivio di Etnografia, VIII [1]: 9-36, 2015; “Corpi e musei: dilemmi etici e politiche relazionali”, scritto con V. Lattanzi, Antropologia Museale, XI [32/33]: 56-62, 2013; “Beyond Modernity. Do Ethnography Museums Need Ethnography?”, co-curato con E. Frasca e V. Lattanzi, Roma: Espera, 2013; “Noi/Altri”, Antropologia Museale, X [30]: 35-37, 2012; “L’Etnografo del patrimonio in Europa: esercizi di teoria e cittadinanza”, in L. Zagato, M. Vecco (a cura.), Le culture dell’Europa, l’Europa della cultura, Milano: F. Angeli, 2011: 206-228; “Henri-Alexandre Junod, patrimonio in Mozambico: giochi di specchi tra Africa, antropologia e arte”, Antropologia Museale, IX [27]: 19-29, 2010; “”Sistema Arte””, Antropologia Museale, VIII [22]: 126-128, 2009; “”Cose di Armungia””, Lares [LXXII]1: 99-132, 2006.”

Michela Buonvino

Ritratto di. Michela Buonvino

Antropologa culturale, è attualmente assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi del Molise e si occupa di patrimoni bioculturali e di rigenerazione territoriale delle aree interne a partire dal lavoro a base culturale, di processi di patrimonializzazione e di festivalizzazione della cultura. È docente a contratto di Antropologia del mondo globale contemporaneo presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia (SIE) e di Antropologia dei Patrimoni presso l’Università degli Studi del Molise. È dottoressa di ricerca in M-DEA/01 (Sapienza Università di Roma). Dal 2018 conduce una ricerca sul campo a Sefrou e a Fès (Marocco). La sua tesi di dottorato concerne le relazioni tra performance culturali, politiche dell’identità e processi di formazione della sfera pubblica islamica nel Marocco contemporaneo.

Mario Turci

Ritratto di mMario Turci

Antropologo e Architetto. Direttore del Museo Etnografico di Santarcangelo di Romagna dal 1980 al 2018 e della “Fondazione Culture Santarcangelo” dal 2008 al 2018. Attualmente è Direttore del “Museo Ettore Guatelli” (Ozzano Taro di Collecchio). Docente di “Scenografia e allestimento” presso la scuola di specializzazione in beni DEA dell’Università di Perugia e di “Expografia etnografica” presso la scuola di specializzazione in beni DEA dell’Università di Roma “La Sapienza”. Direttore del laboratorio inter-ateneo “Laboratorio permanente di Etnografia della Cultura Materiale –  LAECM” (Università di Perugia). Socio SIMBDEA (Società Italiana per la Museografia e i beni Demo-Etno-Antropologici), ICOM (International Council of Museums), SIAC (Società Italiana di Antropologia Culturale), SIAA (Società Italiana di Antropologia applicata).
Ambiti di ricerca e applicazione: Antropologia museale, Antropologia ed Etnografia della cultura materiale, Educazione al patrimonio, Museologia-museografia, Expografia museale. Museografo nei campi dell’organizzazione gestionale e dell’allestimento del museo, è stato membro della giunta esecutiva di ICOM Italia e del direttivo Simbdea. Ha progettato tra gli altri, oltre al Museo Etnografico di Santarcangelo di Romagna, il Museo del Sale (Cervia), il Museo del mondo rurale (San Martino in Rio), il Museo internazionale della Bilancia (Campogalliano), il MARATE’ – Museo dell’Arte del tessuto (Isili, Cagliari), MUPAC Museo dei Paesaggi di terra e di fiume (Colorno – Parma).

Tra le sue pubblicazioni:
2014 What Happens to Ethnography in the Museum’s Embrace? The Expo-graphic Nature of Ethnographic Writing,  (Sandra Ferracuiti, Elisabetta Frasca, Vito Lattanzi a cura di) Beyond Modernity. Do Etnoghraphic Museums Need Ethnograpic?, Roma, Espera – Museo Nazionale Pigorini; 2015 Exhibition – Intervento in Rossana Maccaluso (a cura di) Sguardi sul processo percettivo e rappresentativo nel contemporaneo, in Roots&Routes. Research on Visual Culture, trimestrale ISSN 2039-5426 (roots&routes.org), Exhibition, anno 4, n. 16; 2015 La natura umana delle cose (display-lexicon) in Roots&Routes. Research on Visual Culture, trimestrale ISSN 2039-5426 (roots&routes.org) Il partito preso delle cose, aqnno 5, n. 17; 2016 Il Museo Ettore Guatelli a Ozzano Taro di Collecchio. La meraviglia dell’ovvio,  in “Art e Dossier” (direttore Philippe Daverio), n. 332; 2016  Per una critica del Paesaggio Culturale. Sguardo, relazione, percezione, in, Alessandra De Nicola e Franca Zuccoli (a cura di), Paesaggi culturali. Nuove forme di valorizzazione del patrimonio: dalla ricerca all’azione condivisa, Rimini, Maggioli; 2017 Un’ estetica del trattenere, in Vie d’ordures. De l’ économie des déchetes, (catalogo dell’esposizione) MuCem-Marsiglia, éditions Artlys, pp. 92-9; 2018 Raccogliere, collezionare e dar voce agli oggetti, in M.Mussini (a cura di), Memorie di vita quotidiana nell’ Appennino reggiano, Reggio Emilia, Fondazione Pietro Manodosi, pp.8-23; 2018 Plastica del pensiero. Appunti per un’etnografia della cultura materiale. Preceduto da una nota su “Del raccogliere cose”, in  D.Parbuono – F.Sbardella (a cura di), Costruzione di patrimoni. Le parole degli oggetti e delle convenzioni, Bologna, Patron, pp.223-235; 2019 Guatelli contemporaneo, in “AM. Antropologia museale, Etnografia, Patrimoni, Culture visive”, anno 14, n. 40/42, 2017/2918, pp. 76-79

Emanuela Rossi

Ritratto di Emanuela Rossi

Professore Associato SDEA-01/A – Discipline demoetnoantropologiche presso il Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS) dell’Università di Firenze