Il Museo Guatelli nei 105 anni di Ettore

Locandina attività Simbdea al Museo Guatelli per i 105 anni di Ettore Guatelli

 

Simbdea per il Museo Ettore Guatelli

26 giugno 2026

Dopo la morte di Ettore Guatelli e la ventennale direzione del Museo da parte di Mario Turci con il CS presieduto da Pietro Clemente, la Fondazione Museo Guatelli è entrata in una nuova fase con una nuova direzione e un nuovo CS. La Società Italiana per la Museografia e i Beni Demoetnoantropologici (SIMBDEA), che è presente nel nuovo CS con la sua presidentessa, intende rilanciare il dialogo col museo e sottolineare il ruolo che esso ha nella storia del patrimonio e della museografia DEA, promuovendo una giornata di incontro-formazione al Museo il prossimo 26 giugno con una visita guidata e un seminario sui temi della museografia contemporanea. La giornata ha lo scopo di valorizzare il museo nell’ambito degli studi e delle professioni patrimoniali DEA, estendendola anche a discipline e interessi contigui. L’iniziativa è organizzata con la Fondazione Museo Ettore Guatelli ed in collaborazione con l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (ICPI), la Direzione Regionale Musei Nazionali Emilia Romagna, la partecipazione delle Scuole di Specializzazione in Beni Demoetnoantropologici dell’Università degli Studi di Perugia e di Sapienza Università di Roma e con l’Università degli Studi di Parma. L ’incontro ha una finalità di formazione DEA nell’ambito del patrimonio culturale.


Programma della giornata

Mattina

09.30 – 10.30 | Introduzione: Presentazione e storia del Museo Guatelli.

Avvio dei lavori, saluti dei promotori e del Museo Ettore Guatelli, saluti delle istituzioni e del Prorettore dell’Università degli Studi di Parma Fabrizio Storti, apertura  dei lavori:

Pietro Clemente, Per una storia del Museo Guatelli

11.00 – 13.00 | Attività in museo: Visita guidata negli spazi del museo e della casa di Ettore Guatelli

(Pausa pranzo)

Pomeriggio

15.00 – 17.00 | Workshop: Cosa dice ancora il Museo Guatelli per una nuova museografia?

Introduzione di Pietro Clemente, interventi di Sandra Ferracuti (Università degli Studi della Basilicata), Emanuela Rossi (Università degli Studi di Firenze), Alessandra Broccolini (Sapienza Università di Roma/SIMBDEA), Martina Giuffrè (DUSIC – Università degli Studi di Parma), Anna Iuso (Sapienza Università di Roma / SSBDEA), Franca Zuccoli (Università di Milano – Bicocca), Matteo Volta (Università di Milano – Bicocca / SIMBDEA), Patrizia Cirino (Musei Nazionali di Bologna – Direzione Regionale Musei Nazionali Emilia Romagna), Leandro Ventura (ICPI – Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale).

17.00 – 19.00 |Dibattito conclusivo: Restituzione delle riflessioni e discussioni finali.

(possibile cena o apericena al Museo)

Per qualsiasi informazione scrivere a info@simbdea.it

 
DOVE SI TROVA IL MUSEO GUATELLI?

In Via Nazionale, 130 43044 Ozzano Taro Collecchio (PR), a seguire il link maps: Museo Ettore Guatelli

 

 
 

Call for papers – Convegno nazionale 2026

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La patrimonializzazione e le sue ricadute:
prospettive antropologiche intorno a un dispositivo globale

 

II Convegno Nazionale di SIMBDEA 2026

Pescara – Museo delle Genti d’Abruzzo, 17-19 settembre 2026

 

Negli ultimi decenni, il concetto di “patrimonio”, declinato nelle sue diverse componenti e sfumature (culturale, storico-artistico, architettonico, archeologico, ambientale, paesaggistico, bioculturale, etc.), si è affermato come una delle categorie centrali attraverso cui le società contemporanee pensano sé stesse, o sono spinte a farlo, definendo confini territoriali e simbolici. Viviamo in un’epoca di crescente densità patrimoniale, in cui la patrimonializzazione non solo investe oggetti, pratiche, luoghi e forme di vita, ma anche assume un ruolo sempre più rilevante nei processi di costruzione identitaria e simbolica, politica ed economica. Questa pervasività capillare ed estesa esprime un presente nel quale il patrimonio è diventato una matrice globale di interpretazione del mondo. In tale contesto, il patrimonio culturale, materiale e immateriale, appare come un costrutto storico, come il risultato di negoziazioni, conflitti e asimmetrie di potere capace di trasformare, creare, ridefinire forme identitarie, narrazioni dei luoghi e usi dello spazio. Quali sono dunque le forze in campo che muovono oggi questi processi e con quali esiti? Per rispondere a questa domanda, il convegno nazionale SIMBDEA propone per l’edizione 2026 una riflessione sulle ricadute che i processi di patrimonializzazione producono nelle società, nei luoghi, nelle collettività e sugli individui. Tali effetti, ora interpretabili come risorse, ora come derive, possono collocarsi su piani tra loro profondamente interconnessi: economico, sociale, ambientale, turistico, politico, urbanistico. L’obiettivo è interrogare i processi, le politiche e le poetiche che la patrimonializzazione attiva e gli effetti trasformativi che essa produce, andando oltre letture esclusivamente celebrative o puramente critiche. Particolare attenzione sarà rivolta ai musei locali e alle realtà ecomuseali, in quanto attori chiave che spesso agiscono, rappresentano, costruiscono forme di patrimoni nella relazione con i territori coinvolti.

 

Presentare una proposta di paper

Per partecipare alla call è necessario inviare una proposta di un singolo paper entro il 4 giugno 2026, inviando una e-mail ai/lle proponenti del panel corrispondente e all’indirizzo convegno@simbdea.it.

Tutte le proposte devono includere titolo, abstract (massimo 500 parole), breve profilo biografico (massimo 100 parole), email e afferenza del/i proponente/i, 5 parole chiave e fino a un massimo di 5 riferimenti bibliografici.

Ogni proponente può inviare al massimo una proposta.

I contributi saranno sottoposti a un processo di valutazione tra pari.

 

Scadenze

Apertura call for papers: 4 maggio 2026

Chiusura call for papers: 4 giugno 2026

Conferma accettazione proposte di contributi: 19 giugno 2026

Pubblicazione programma provvisorio generale: 4 luglio 2026

Apertura iscrizione convegno: 5 luglio 2026

Chiusura iscrizione convegno: 5 agosto 2026

Pubblicazione programma definitivo: 1 settembre 2026

 

Contatti e informazioni

convegno@simbdea.it / www.simbdea.it

 

Iscrizioni

Per la partecipazione al convegno è prevista una donazione libera per i/le soci/e SIMBDEA. Per i/le non soci/e è prevista una quota di 30 euro per strutturati/e e 20 euro per non strutturati/e, che include l’iscrizione annuale all’Associazione come soci/e sostenitori/sostenitrici e un numero della rivista Antropologia Museale.

Le quote di iscrizione contribuiranno a sostenere le attività dell’Associazione e le spese di organizzazione del convegno annuale.

Chi desiderasse iscriversi come socio/a ordinario/a potrà farlo seguendo la procedura indicata sul sito, inviando la domanda di iscrizione e la documentazione richiesta: come associarsi.

 


I panel

 

Panel 1: Ritorni indigeni: patrimonio, musei e politiche dell’indigenità nel XXI secolo

Proponenti: Valeria Bellomia (Missione Etnologica Italiana in Messico – Sapienza Università di Roma) ed Emanuela Rossi (Università degli Studi di Firenze)

Email: emanuela.rossi@unifi.it; valeria.bellomia@uniroma1.it

 

Abstract

Nel corso del XXI secolo, la categoria “indigeno” è divenuta oggetto di una crescente e polifonica rivendicazione politica, giuridica e culturale su scala globale. Tuttavia, le sue declinazioni concrete – ciò che significa essere, diventare o smettere di essere indigeni in contesti storici, ecologici e istituzionali radicalmente diversi – restano profondamente variabili e spesso contraddittorie. Questo panel si propone di analizzare e mettere a confronto le diverse forme di indigenità contemporanee prendendo come punto di osservazione privilegiato il patrimonio culturale (materiale e immateriale), le sue narrazioni museali e le sue interpretazioni e usi locali e globali.

Ispirandosi alla prospettiva teorica di James Clifford, in particolare al suo volume Ritorni (2013), il panel intende superare tanto le retoriche dell’estinzione quanto quelle dell’invenzione puramente strumentale delle tradizioni. Clifford invita infatti a considerare i “ritorni” – intesi come processi di recupero, ricostruzione e reinvenzione culturale – delle pratiche situate, attraverso cui le popolazioni indigene rielaborano le ferite coloniali e producono nuove forme di agency identitaria. Il panel accoglie contributi etnografici e teorici provenienti da diverse aree geografiche – Americhe, Oceania, Africa, Asia, Europa – senza limiti predefiniti, con l’obiettivo di far emergere convergenze e divergenze nei processi di patrimonializzazione dell’indigenità su scala globale. Al centro del dibattito sarà la tensione fra discorsi museali e rivendicazioni indigene, letta attraverso le specificità politiche e culturali dei casi studio presentati.

Obiettivo principale di questo confronto fra diverse prospettive e (ri)significazioni del concetto di indigenità sarà rispondere a domande quali: in che modo musei locali, nazionali e tribali costruiscono, selezionano o escludono narrazioni dell’indigenità? Quali conflitti emergono tra politiche patrimoniali globali (UNESCO, UNDRIP) e pratiche locali di riconoscimento? Come le comunità indigene utilizzano il patrimonio per far valere diritti territoriali, avanzare rivendicazioni di sovranità culturale e dare concretezza a forme di decolonizzazione culturale? In che modo i musei e più in generale il mondo del patrimonio culturale può essere considerato un “luogo chiave” per performare  forme di indigenità contemporanea?

Il panel intende dunque contribuire a una riflessione critica e comparativa sulle molteplici “indigenità” del presente, restituendo centralità analitica ai dispositivi patrimoniali e museali come campi di forza in cui identità, memorie e gerarchie di potere si confrontano, si scontrano e si trasformano.

 

Parole chiave

Indigenità; Patrimonializzazione; Musei; Ritorni culturali; Restituzioni

 

Riferimenti bibliografici

Bennett, T. 2018, Museums, Power, Knowledge: Selected Essays. London: Routledge.

Clifford, James. 2013. Returns: Becoming Indigenous in the Twenty-First Century. Cambridge, MA: Harvard University Press

Comaroff, John and Jean. 2009, Ethnicity, Inc. University of Chicago Press.

Lonetree, Amy. 2012. Decolonizing Museums: Representing Native America in National and Tribal Museums. Chapel Hill: University of North Carolina Press.

Ryker-Crawford, Jessie. 2021. “Re-Adjusting Museum Theoretics (and Hence, Practices) to Include Indigenous Community Needs and Values.”ICOFOM Study Series [Online], 49-1: 134-141.

Smith, L. 2006 Uses of Heritage, London: Routledge.

 

 

Discussant

Da definire

 

 

Panel 2: Rianimare il genius loci. Oltre il paradigma turistico nelle strategie di riattivazione dei territori interni

Proponenti: Silvia Terrenzio (Università di Chieti – Pescara)

Email: silviaterrenzio@gmail.com

 

Abstract

Negli ultimi decenni vaste porzioni dell’Italia montana e rurale sono state progressivamente ricollocate ai margini del paradigma economico dominante. A partire dalla seconda metà del Novecento, trasformazioni sistemiche hanno innescato diffuse dinamiche di spopolamento, rarefazione dei servizi essenziali e progressiva perdita di funzioni civili. A fronte di questa crisi strutturale, le politiche di rivitalizzazione hanno spesso individuato nello sviluppo turistico la principale, se non unica, strategia di rilancio socio-economico.

In tale processo il patrimonio locale, inteso come stratificazione di paesaggi, architetture, ecosistemi e pratiche culturali, è stato mobilitato prevalentemente come risorsa economica e simbolica da immettere sul mercato. I luoghi sono stati narrati e promossi come “destinazioni”, riducendone la complessità sistemica a scenari di fruizione estetica e consumo temporaneo, seguendo un approccio che ha finito per subordinare le forme di vita locali alle logiche estrattive della rendita turistica, trasformando contesti abitati in paesaggi performativi destinati allo sguardo esterno.

È proprio a partire dal riconoscimento di tale limite che il panel intende sviluppare una riflessione critica sulla relazione tra società, ambiente e governo del territorio. L’obiettivo è interrogare il ruolo dei processi di regionalizzazione all’interno delle strategie di riattivazione locale, individuando risorse e potenzialità laddove gli approcci convenzionali tendono a registrare prevalentemente fragilità, ritardo o assenza. Mettere in discussione il monopolio ermeneutico del paradigma turistico come unico attivatore di valorizzazione, consente di riconoscere e restituire al territorio la propria agency sociale ed ecologica, superando la sua riduzione a mero oggetto di consumo.

In questa prospettiva il focus si sposta dal valore di scambio esogeno, determinato dalla domanda turistica e alle dinamiche del mercato, al valore d’uso endogeno dello spazio vissuto. Il territorio torna così a configurarsi non come destinatario passivo di flussi, ma come matrice generativa di pratiche sociali, economiche e ambientali radicate nelle comunità locali. La valorizzazione assume allora i tratti di un processo situato, capace di emergere dall’attivazione di infrastrutture sociali, servizi di prossimità e forme di cooperazione locale che restituiscono centralità alla stanzialità attiva.

Rianimare il genius loci significa, in questo senso, sottrarre il patrimonio locale alla logica della museificazione folkloristica per restituirlo a una dimensione di eredità vivente, permettendo alle comunità di riappropriarsi del diritto naturale all’autodeterminazione e all’abitare.

Il panel sollecita contributi che traducano queste riflessioni teoriche in analisi di pratiche concrete, capaci di riposizionare lo spazio vissuto e sue relazioni ecosistemiche al centro di rinnovate funzioni civili, sociali e produttive. Si intendono indagare casi studio di neo-popolamento, forme di neo-collettivismo rurale e progettualità di welfare comunitario in grado di strutturarsi come risposte sistemiche all’erosione funzionale, demografica e ambientale, proponendo una nuova etica della restanza, per trasformare le aree interne in laboratori di cittadinanza attiva e innovazione sociale.

 

 

Parole chiave

Territorialità, paradigma turistico, pratiche dell’abitare, restanza, genius loci

 

Riferimenti bibliografici

Vito Teti, La restanza, Torino, Einaudi, 2022

Laurajane Smith, Uses of Heritage, Routledge, 2006.

Christian Norberg-Schulz, Genius Loci. Paesaggio, ambiente, architettura, Milano, Electa, 1979.

Timothy Morton, Dark Ecology. Per una logica della coesistenza futura, Roma, Nero Editions, 2019.

Martin Heidegger, Costruire abitare pensare, in Saggi e discorsi, Milano, Mursia, 1976.

 

 

Discussant

Da definire

 

Panel 3: De-/co-/ri-costruire l’italianità: pratiche di patrimonializzazione, digitalizzazione, studio e valorizzazione del patrimonio fotografico delle comunità della diaspora italiana in Africa (XIX–XXI secolo)

De-/Co-/Re-constructing Italianità: Patrimonialisation, Digitisation, and Study of the Photographic Cultural Heritage of Italian Diaspora Communities in Africa (19th–20th Centuries)

Proponenti: Lorenzo Maida (Università degli Studi di Perugia)

Email: lorenzo.maida364@edu.unito.it

 

Abstract

IT

L’analisi delle modalità attraverso cui l’identità nazionale italiana ha preso forma e sostanza transnazionalmente dall’Unità ad oggi è uno dei temi verso cui il dibattito scientifico sta volgendo lo sguardo con interesse crescente. Alcuni storici e antropologi hanno impiegato in modo intensivo la categoria dell’“italianità” come strumento analitico utile a descrivere e significare le trasformazioni che il senso di appartenenza alla Penisola ha conosciuto tra il XIX e il XX secolo in coloro che sono migrati “al di là del mare” (cfr. Grimaldi, 2022; Patriarca, 2010). I risultati delle ricerche hanno messo in luce l’urgenza di una riflessione sistematica su nuovi metodi, posture e strumenti metodologici ed empirici atti a tradurre la complessità di esperienze, pratiche e prospettive che coloro che si sono trovati lontani dalla Penisola hanno elaborato e sperimentato nel costruire e negoziare il loro rapporto con la madrepatria. Per fare questo, è necessario progettare nuovi spazi, interrogare fonti differenti e rivolgersi ad altre discipline.
Il panel intende esplorare questi “sconfinamenti”, individuando nei processi di patrimonializzazione delle fotografie realizzate da italiani residenti in Africa tra il XIX e il XX secolo un terreno d’indagine in cui de-/co-/ri-costruire la categoria dell’“italianità”. Infatti, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, la migrazione dalla Penisola verso il cosiddetto “Continente Nero” coinvolse innumerevoli uomini, donne e bambini. Esploratori, soldati, cittadini, alte cariche dello Stato e ingegneri vi si trasferirono per periodi di tempo più o meno prolungati (cfr. Choate, 2008). Tra le pratiche più diffuse vi fu la ripresa fotografica. Ne è nato un patrimonio di migliaia di immagini realizzate da amatori o professionisti. Ognuna racconta e documenta lo sguardo, costruito e “confezionato” ad hoc, che i connazionali esercitavano sull’Altro ma anche su se stessi, dando vita a narrazioni orientate e forme di autorappresentazione.
Dagli anni Sessanta del secolo scorso, questi corpora sono stati progressivamente patrimonializzati da musei, biblioteche e archivi, pubblici e privati, italiani e africani, così da poter essere conservati, digitalizzati, studiati e valorizzati. Con il crollo dell’A.O.I. (1935) e la conclusione dell’A.F.I.S. (1960), questi fondi sono stati nascosti e silenziati (Moss & Thomas, 2021), nonostante non fossero di natura esclusivamente coloniale. Oggi, invece, gli istituti di cultura nazionali ed extranazionali stanno “facendo i conti” con la sensibilità (Edwards, Gosden & Phillips, 2006) di questo patrimonio, mettendo a punto strategie di ripatrimonializzazione, condivisione e decolonizzazione etiche e dignitose.
La call intende accogliere contributi che affrontino la relazione tra il patrimonio fotografico della diaspora italiana in Africa, la nozione di “italianità” e le strategie di de-/co-/ri-patrimonializzazione attraverso case studies di buone pratiche museali e archivistiche, nonché ricerche di stampo microstorico. A titolo esemplificativo, le proposte potranno riguardare interventi che abbiano per oggetto:
• Contraddizioni e limiti delle pratiche di patrimonializzazione delle collezioni fotografiche dalle comunità della diaspora italiana in Africa;
• La costruzione di archivi fotografici – nazionali, extranazionali o digitali – che conservano e patrimonializzano corpora visivi oggetto della call;
• Etnografie che documentano e raccontano un dialogo tra fondi fotografici e i discendenti di coloro che sono rappresentati;
• Processi locali di valorizzazione e patrimonializzazione;
• Buone pratiche di conservazione, schedatura e digitalizzazione.


EN
The analysis of the ways in which Italian national identity has taken shape transnationally from the time of Unification to the present constitutes one of the themes to which scholarly debate has increasingly turned its attention. Several historians and anthropologists have made extensive use of the category of “Italianità” (Italianness) as an analytical tool through which to describe and interpret the transformations experienced by the sense of belonging to the Peninsula between the nineteenth and the twentieth centuries among those who migrated “beyond the sea” (see Grimaldi, 2022; Patriarca, 2010).
The results of this body of research have highlighted the urgency of a systematic reflection on new methods, scholarly stances, and methodological and empirical tools capable of translating the complexity of the experiences, practices, and perspectives elaborated and enacted by those who found themselves living far from the Peninsula to construct and negotiate their relationship with the Madrepatria. To this end, it becomes necessary to design new spaces of inquiry, to interrogate different kinds of sources, and to engage with other disciplinary fields.
This panel seeks to explore such “border crossings” by identifying, in the processes of patrimonialisation of photographs produced by Italians residing in Africa between the nineteenth and twentieth centuries, a particularly fertile terrain of investigation in which the category of “Italianità” can be de-, re-, and co-constructed. Beginning in the second half of the nineteenth century, migration from the Italian peninsula toward the so-called “Black Continent” involved countless men, women, and children. Explorers, soldiers, civilians, high-ranking state officials, and engineers settled there for periods of varying duration (see Choate, 2008). Among the most widespread practices was photography, which generated a vast visual heritage made up of thousands of images, produced by both amateurs and professionals. Each photograph narrates and documents the gaze—constructed and carefully “staged”—through which Italians observed the Other, but also themselves, thereby giving rise to oriented narratives and forms of self-representation.
From the 1960s onwards, these corpora have been progressively patrimonialised by museums, libraries, and archives—both public and private, in Italy and in Africa to ensure their preservation, digitalization, study, and promotion. Following the collapse of the A.O.I. (1935) and the end of the A.F.I.S. (1960), these collections were largely concealed and silenced (Moss & Thomas, 2021), even though they were not exclusively colonial in nature. Today, however, national and transnational cultural institutions are increasingly coming to terms with the sensibilities (Edwards, Gosden & Phillips, 2006) associated with this heritage by developing ethical and dignity-oriented strategies of repatrimonialisation, sharing, and decolonisation.
The call welcomes contributions that address the relationship between the photographic heritage of the Italian diaspora in Africa, the notion of “Italianità”, and the strategies of de-, co-, and re-patrimonialisation, through case studies of museum and archival best practices as well as microhistorical research. By way of example, proposals may address topics such as:
• Contradictions and limitations within the patrimonialisation practices of photographic collections
• The construction of national, transnational, or digital photographic archives that preserve and patrimonialise the iconographic corpora produced by Italian diaspora communities in Africa
• Ethnographies that document and narrate forms of dialogue between photographic collections and the descendants of those represented within them
• Local processes of promotion and patrimonialisation of the collections under consideration
• Best practices in the conservation, cataloguing, and digitalization of the visual corpora in question

 

Parole chiave

Patrimonializzazione; archivi fotografici; comunità della diaspora italiana; italianità; identità transnazionale /
heritage-making; photographic archives; Italian diaspora communities; italianità; transnational identity

 

Riferimenti bibliografici

Choate M. I. (2008), Emigrant Nation. The Making of Italy Abroad, Harvard University Press, Harvard.
Edwards E., Gosden C. & Phillips R. (2006), Sensible Objects. Colonialism, Museums and Material Culture, Routledge, London-New York.
Grimaldi G. (2022), Fuorigioco. Figli di migranti e italianità. Un’etnografia tra Milano, Addis Abeba e Londra, Ombre Corte, Milano.
Moss M. & Thomas D., eds (2021), Archival Silences. Missing, lost and, uncreated archives, Routledge, London-New York.
Patriarca S. (2010), Italianità. La costruzione del carattere nazionale, Laterza, Bari.

 

Discussant

Christopher Morton (University of Oxford)

 

Panel 4: Eredità Digitali. La digitalizzazione del patrimonio demoetnoantropologico tra accesso, partecipazione e riappropriazione

Proponenti: Anna Iuso (Sapienza Università di Roma), Mara Bernardini (Sapienza Università di Roma)

Email: anna.iuso@uniroma1.it; mara.bernardini@uniroma1.it

 

Abstract

La digitalizzazione del patrimonio demoetnoantropologico rappresenta oggi un cantiere complesso della ricerca contemporanea. Non si tratta semplicemente di convertire oggetti, suoni, immagini e pratiche in formati digitali: è un processo che ridefinisce in profondità i rapporti tra istituzioni, comunità, ricercatori e pubblici, aprendo scenari inediti di accesso, partecipazione e conflitto. L’evoluzione delle tecnologie digitali e la diffusione di archivi e piattaforme interoperabili hanno già trasformato le modalità di documentazione, gestione e fruizione dei beni culturali, rendendo necessario un bilancio sulle principali direzioni di sviluppo in corso. Il panel articola questa riflessione attorno a due assi tematici interconnessi.
Il primo riguarda le metodologie della digitalizzazione: quali criteri orientano la selezione di ciò che viene digitalizzato? Come si conciliano le esigenze di standardizzazione tecnica con la natura spesso fluida e relazionale dei beni demoetnoantropologici? Fotografie, registrazioni, filmati e collezioni materiali pongono sfide che vanno ben oltre la qualità della riproduzione digitale, investendo la questione del contesto, della memoria e del significato che rischia di disperdersi nel passaggio al dato.
Il secondo asse riguarda le politiche di accesso e citizen science. La disponibilità online di una parte del patrimonio culturale ha moltiplicato le possibilità di fruizione, abbattendo barriere geografiche e sociali. Tuttavia, l’accesso non è mai neutro: presuppone competenze digitali e infrastrutture distribuite in modo diseguale. Le pratiche di citizen science aprono prospettive promettenti, ma richiedono una riflessione critica. Questa fruizione e/o restituzione virtuale può configurarsi come un atto di giustizia epistemica, ma può anche generare tensioni: tra aspettative delle comunità e vincoli istituzionali, tra memorie in conflitto, tra chi rivendica un’eredità condivisa e chi ne riafferma l’esclusività. Il patrimonio digitalizzato diventa così un campo di negoziazione identitaria che siamo chiamati a leggere senza semplificazioni, tenendo conto anche delle implicazioni etiche e giuridiche legate alla diffusione dei contenuti.
Il panel accoglie contributi empirici e riflessioni teoriche che affrontino questi temi a partire da esperienze concrete: progetti di digitalizzazione di archivi etnografici, piattaforme di accesso aperto, pratiche di repatriation digitale. L’obiettivo è costruire un confronto plurale e critico che restituisca la complessità di processi che non sono mai solo tecnici, ma sempre anche etici, politici e culturali.

 

Parole chiave

Citizen science; repatriation; digitalizzazione; open access

 

Riferimenti bibliografici

Auriemma R. (a cura di), La democrazia della conoscenza. patrimoni culturali, sistemi informativi e open data: accesso libero ai beni comuni?, Atti del convegno (Trieste 20-29 gennaio 2016), Udine, Forum; – DiCultHer, Il Manifesto Ventotene Digitale. L’occasione digitale per la cultura europea, 2017, https://www.diculther.it/blog/2017/03/24/il-manifesto-ventotene-digitale/ – Digital Library, Piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale (PND), https://digitallibrary.cultura.gov.it/il-piano/ – Veninata C., Dal Catalogo generale dei beni culturali al knowledge graph del patrimonio culturale italiano: il progetto ArCo, DigItalia, 2-2020, https://digitalia.cultura.gov.it/article/view/2627/1835

 

 

Discussant

Da definire

 

Panel 5: Ancelle della DEA? Donne e studi demoetnoantropologici italiani

Proponenti: Fabiana Dimpflmeier (Università di Chieti-Pescara), Maria Beatrice Di Brizio (EHESS), Zelda Alice Franceschi (Università degli Studi di Bologna)

Email: fabiana.dimpflmeier@unich.it; sayers6061@yahoo.fr; zelda.franceschi@unibo.it

 

Abstract

L’attuale concetto di patrimonio è erede di una lunga tradizione di studi che ha visto in Italia il succedersi nel tempo di diverse forme di patrimonializzazione e interpretazione dei fatti folklorici, passando attraverso declinazioni romantiche, positiviste, gramsciane e demologiche. Di questa storia della demoetnoantropologia fanno parte anche numerose figure femminili, per lo più invisibili o ancora non sufficientemente valorizzate. Questo panel intende esplorare il ruolo e il contributo delle donne nel processo di costruzione della conoscenza antropologica in Italia e sondare l’impatto delle diverse modalità storiche di studio e “valorizzazione” del patrimonio demoetnoantropologico sulle loro traiettorie biografiche, intellettuali e professionali in ambito accademico, museale o letterario.

Ci si chiede, in particolare: quanto, e in quali forme, lo studio di quello che oggi chiamiamo “patrimonio demoetnoantropologico”, le attività di osservazione e raccolta dati, la costituzione di collezioni e la loro musealizzazione, hanno favorito la partecipazione delle donne al processo di costruzione dei saperi demoetnoantropologici, dei loro metodi e strumenti concettuali? Come e utilizzando quali modelli interpretativi e forme storiche di “messa in valore” del patrimonio materiale e immateriale (dal popolarismo romantico alla fase patrimoniale, passando per il positivismo, il fascismo, la fase gramsciana e quella demologica), le donne hanno consolidato il proprio ruolo in ambito accademico, museale o letterario? Secondo quali declinazioni, con quali risultati, specifiche sensibilità e ricadute?

In che misura la conoscenza demoetnoatropologica italiana è emersa attraverso pratiche e rappresentazioni caratterizzate da asimmetrie di genere? Quali asimmetrie, nello specifico, hanno condizionato le attività scientifiche e le strategie di ricerca delle donne, favorendole, ostacolandole, o condizionandone le forme e le modalità? Cosa ci dicono le vite, le carriere e le ricerche delle demoetnoantropologhe italiane sul rapporto tra studiosi e studiose e tra ricercatori e oggetti di studio?

Il panel accoglie e declina in campo italiano le sollecitazioni provenienti dal recente dibattito internazionale volte a restituire alle figure femminili di studiose, folkloriste, demologhe, antropologhe culturali, collezioniste e museologhe, per lo più dimenticate, il loro spazio e ruolo in una storiografia disciplinare sempre più bisognosa di recuperarne la visibilità per superare l’asimmetria di genere del suo impianto epistemologico.

Parole chiave

Storia dell’antropologia italiana; Antropologia culturale e asimmetrie di genere; Donne e saperi demoetnoantropologici; Donne e processi di musealizzazione; Donne e accademia

 

Riferimenti bibliografici

Corrêa, Mariza, 2024 [1989]. «Women Anthropologists & Anthropology Research Project», Encyclopédie Bérose des histoires de l’anthropologie. https://www.berose.fr/article3343.html
Hämäläinen, Niina, 2023. “Schizophrenic Identity and Other Gender Issues in Finnish Folklore Studies”, Arv – Nordic Yearbook of Folklore, vol. 79, pp. 7-25.
Sottilotta, Elena E., 2025. Seekers of Wonder: Women Writing Folk and Fairy Tales in Nineteenth-century Italy and Ireland, Princeton University Press
Tauber, Elisabeth and Zinn, Dorothy (eds.), 2021. Gender and Genre in Ethnographic Writing, London, Palgrave Macmillan.
Vider, Jaanika, 2021. “Lady scientist, technological treasures and the making of a discipline: Re-assembling the histories of the Czaplicka collection at the Pitt Rivers Museum”, Journal of the History of Collections, Volume 33, Issue 1, March 2021, pp. 111-127. https://doi.org/10.1093/jhc/fhaa018.

 

Discussant

Pietro Clemente (Università di Firenze)

 

 

Panel 6: Il patrimonio come categoria progettuale. Etnografie critiche dei dispositivi di patrimonializzazione nelle aree interne

Proponenti: Letizia Bindi (Università degli Studi del Molise), Michela Buonvino (Università degli Studi del Molise)

Email: letizia.bindi@unimol.it; michela.buonvino@unimol.it

 

Abstract

La patrimonializzazione è oggi uno dei principali dispositivi attraverso cui le aree interne italiane vengono rese intelligibili e attivabili dalle politiche pubbliche. Programmi europei, nazionali e regionali assumono il patrimonio culturale, materiale e immateriale, come leva primaria della rigenerazione territoriale, producendo effetti trasformativi profondi sulle comunità coinvolte. Il bando, nella sua materialità burocratica, nelle sue categorie parzialmente prescrittive di ‘comunità’, ‘identità’, ‘impatto’, ecc., non è uno strumento neutrale di allocazione di risorse, ma un dispositivo che seleziona, gerarchizza e orienta i processi di costruzione del patrimonio, rendendo alcune memorie, pratiche e forme di vita degne di valorizzazione e altre strutturalmente invisibili, definendo specifici regimi di visibilità e grammatiche di legittimazione.
Il panel propone una riflessione critica sui dispositivi di patrimonializzazione attivati attraverso la logica del bando nelle aree interne, interrogandone retoriche, effetti performativi e ricadute concrete su soggetti, comunità e territori, articolandosi attorno a tre nodi analitici tra loro intrecciati, concepiti come strumenti aperti di indagine comparativa.
Il primo riguarda la costruzione del patrimonio in quanto categoria di progetto. In quali modalità i bandi definiscono ciò che conta come patrimonio degno di valorizzazione, orientando pratiche, linguaggi e aspettative? In che misura il ‘borgo’, unità privilegiata di intervento nei programmi recenti, veicola una nozione implicita di patrimonio che tende a cristallizzare identità locali entro quadri narrativi semplificati, funzionali alle logiche del branding territoriale e all’attrattività più che all’abitabilità quotidiana di questi territori? Quale scarto separa l’‘effetto-vetrina’ – la trasformazione di uno spazio da luogo di vita a luogo di rappresentazione – dalle condizioni materiali del riabitare? E quali forme di displacement simbolico produce, nel lungo periodo, la progressiva estetizzazione dell’esperienza locale?
Il secondo nodo riguarda la valutazione d’impatto e la rendicontazione come pratiche al contempo politiche ed epistemologiche. Gli indicatori quantitativi che dominano i sistemi di rendicontazione tendono a tradurre questioni politiche in problemi amministrativi gestibili, secondo quello che Tania Murray Li (2007) ha definito «rendering technical». In che modo indici mutuati da logiche finanziarie riconfigurano la comunità locale come soggetto già misurato e posizionato in gerarchie che non ha contribuito a definire, producendo forme di responsabilizzazione differenziale difficilmente nominabili?
Il terzo nodo concerne le asimmetrie nell’accesso al campo linguistico della patrimonializzazione. Il lessico progettuale della valorizzazione e della co-progettazione presuppone infatti un’alfabetizzazione culturale che è in realtà distribuita in modo diseguale, selezionando chi può enunciare le proprie istanze nelle forme riconoscibili richieste dai dispositivi di valutazione. Chi padroneggia questo linguaggio orienta la produzione della realtà patrimoniale; chi non lo padroneggia tende a restare ai margini delle arene decisionali, pur essendo spesso depositario delle pratiche che si pretende di valorizzare. Come si articolano, in questo campo di forze, le diverse forme di resistenza diffusa al registro dominante della trasformazione?
Il panel accoglie contributi fondati su metodologie etnografiche e qualitative che si confrontino con casi empirici in aree interne italiane o in contesti comparabili su scala europea ed extraeuropea. Seguire la catena di traduzione attraverso cui un’idea di territorio viene trasformata in programma, un programma in bando, un bando in pratiche situate di patrimonializzazione e queste in narrazioni di impatto, riconoscendo nei dispositivi di valorizzazione del patrimonio contemporanei una delle forme attuali di produzione e legittimazione del mondo sociale (Bierschenk 2014), significa interrogare a ogni passaggio cosa si perde, cosa si trasforma e quali soggetti vengono progressivamente inclusi o esclusi dai processi di costruzione del patrimonio. Si privilegiano ricerche capaci di mettere in dialogo l’analisi micro-situata con le strutture macro-politiche che la attraversano e di restituire complessità e politicità a processi troppo spesso narrati come consensuali e intrinsecamente virtuosi, contribuendo a interrogare la futurabilità dei territori al di là della grammatica del bando.

 

Parole chiave

Patrimonializzazione; aree interne; bandi; etnografia critica; rigenerazione

 

Riferimenti bibliografici

Bierschenk, T. (2014). From the Anthropology of Development to the Anthropology of Global Social Engineering. Zeitschrift für Ethnologie, 139(1), pp. 73–98.
Bindi, L. (2025). Territori in movimento. Ri-gener-azioni in aree fragili. Roma: Donzelli.
Lascoumes, P., Le Galès, P. (2004). Gouverner par les instruments. Paris: Presses de Sciences Po.
Li, T.M. (2007). The Will to Improve. Governmentality, Development, and the Practice of Politics. Durham: Duke University Press.
Smith, L. (2006). Uses of Heritage. London–New York: Routledge.

 

 

Discussant

Flavia Barca

 

 

Panel 7: Poetiche e politiche dell’acqua. Processi di patrimonializzazione, retoriche del rischio e “culture d’uso”

Proponenti: Irene Falconieri (Università di Catania), Vincenzo Giuseppe Luca Lo Re (Università di Catania)

Email: irene.falconieri@unict.it; vincenzo.lore@unict.it

 

Abstract

L’attenzione alla relazione tra l’essere umano e gli elementi caratterizza la ricerca antropologica sin dai suoi esordi. In particolare l’acqua, per la capacità di trascendere la dicotomia natura-cultura, scardinando le tradizionali categorie epistemologiche occidentali (Helmerich 2011), è stata oggetto di un iteresse disciplinare rafforzatosi nel corso del tempo. Le molteplici manifestazioni della sua presenza – o, al contrario, la sua assenza – hanno infatti contribuito a disegnare le geografie degli insediamenti umani, influenzano i modi in cui individui e comunità danno senso ai luoghi e li modellano e veicolano particolari rappresentazioni del sè, delle identità collettive e della loro memoria sociale. Nel suo essere elemento fluido e relazionale, l’acqua intrattiene quindi connessioni profonde con processi e pratiche sociali contestuali e situati, configurandosi come .punto di interconnessione tra esperienze bio-sensoriali, valori culturali e organizzazione sociale (Strang 2004).
A fronte dell’indistricabile interrelazione tra l’uomo e l’acqua, le poetiche pubbliche e le politiche alla base della sua governance si fondano in gran parte su categorie semplificatorie. Nel suo farsi cultura, l’acqua è, da un lato, sempre più associata ai concetti di rischio e disastro e irrigimentata nell’ambito di politiche urbane e di contrasto ai cambiamenti climatici. In questa direzione, alluvioni, siccità, esondazioni dei corsi fluviali, erosione delle coste, inquinamento delle falde sono solo alcune delle associazioni semantiche che contribuiscono a costruire gli immaginari sull’acqua. Dall’altro, emerge come risorsa patrimoniale e di rilancio economico, tra forme di sacralizzazione civile che rischiano di cristallizzarne il valore d’uso e di mercificazione nell’ambito dell’offerta turistica e dei trasporti. Entrambi gli approcci tendono a depotenziare l’importanza ecosistemica e socio-culturale dei mondi dell’acqua e dei territori costieri e ad eroderne i saperi, allentando così le connessioni tra umano e non umano.
Nella convinzione che l’approccio olistico dell’antropologia e la sua propensione a disarticolare i tecnicismi che informano il dibattitto pubblico possa offrire una comprensione più densa dei molteplici significati dell’acqua e della complessa rete di connettività materiali e simboliche tra l’essere umano e l’ambiente, il panel intende stimolare un dibattito critico volto ad approfondire: 1) le narrazioni e le politiche alla base dei processi di patrimonializzazione dell’acqua, sul piano sia istituzionale che comunitario; 2) le pratiche socio-culturali del suo utilizzo; 3) gli interessi, i conflitti, le contrattazioni, le forme di mediazione che possono attivarsi attorno ai processi di monetirazzione dell’acqua, da un lato, e dall’altro, al suo inquadramento nelle politiche di governance dei rischi e dei disastri. Saranno accolti contributi fondati su ricerche etnografiche e d’archivio, che, i risposta a una o più domande tra quelle sotto elencate, facciano emergere l’”autorevolezza” dell’acqua (Breda 2005), la sua soggettività relazionale, la capacità di veicolare valori, memorie e conflitti e di ridefinire le modalità dell’abitare e le forme del paesaggio, rispondendo a una o più domande tra le seguenti:
Quali significati gli esseri umani attribuiscono all’acqua e in che modo si traducono in specifiche pratiche d’uso? Quali le strategie per gestirla, addomesticarla o sacralizzarla?
Attraverso quali strumenti, nel presente, viene riattivata la memoria storica delle acque? Quali narrazioni ne veicolano il valore di patrimonio culturale condiviso? In che modo i processi di patrimonializzazione rimemorizzano i movimenti della storia umana e in relazione alle acque negli spazi antropizzati? Quali visioni dell’ambiente e del territorio veicolano in questi casi? Tali processi possono rappresentare strumenti spendibili dalle comunità locali nelle pratiche di tutela ambientale e difesa del territorio?
Attraverso quali strategie retoriche e politiche l’acqua diventa strumento di rilancio economico e valorizzazione paesaggistica? Quali gli interessi in gioco, le visioni del territorio e i conflitti che possono emergere in questi casi? Quali sono gli impatti e le contraddizioni dei cambiamenti climatici sulle pratiche che legano l’essere umano all’acqua?

 

 

Parole chiave

Acqua; patrimonializzazione; rischio; culture d’uso; antropologia ambientale

 

Riferimenti bibliografici

Breda N., 2005, Antropologia dell’acqua, La Ricerca Folklorica, n. 51.
Helmreich S., 2011, Nature/Culture/Seawater, American Anthropologist, 113: 132–144.
Strang V., 2004, The Meaning of Water, Routledge, London-New York.

 

Discussant

Attualmente non previsto

 

 

Panel 8: La patrimonializzazione come processo computazionale: infrastrutture digitali, memoria ibrida e costruzione del valore socio-culturale

Proponenti: Emanuela Totaro (Fondazione Kainòn ETS ), Luca Baraldi (ORBICOM)

Email: emanuela.totaro@fondazionekainon.it; baraldi.luca@gmail.com

 

Abstract

Il panel propone una rilettura della patrimonializzazione a partire dalla trasformazione profonda della memoria, da mero oggetto culturale a vera funzione infrastrutturale. Piattaforme, archivi digitali, sistemi di intelligenza artificiale e ambienti di fruizione online non si limitano a mediare il patrimonio, ma intervengono sulle condizioni stesse della sua esistenza, ridefinendo ciò che può essere conservato, reso visibile e riconosciuto come credibile. In questo quadro, la memoria non si configura più come un semplice deposito di contenuti da trasmettere, ma come un processo costantemente prodotto e riorganizzato all’interno di sistemi tecnici, capaci di operare su scala e intensità senza precedenti. Le condizioni di persistenza, le modalità di accesso e i criteri di visibilità dei contenuti culturali vengono riscritti attraverso logiche computazionali. Sistemi di indicizzazione, architetture di database, modelli di ranking, meccanismi di personalizzazione e tecniche di elaborazione automatica del linguaggio agiscono come dispositivi attivi di selezione, organizzazione e legittimazione. Il patrimonio tende così a configurarsi come uno spazio dinamico di costruzione del valore, nel quale la rilevanza, la legittimità e lo stesso statuto della verità storica dipendono sempre più da configurazioni infrastrutturali.
Questa trasformazione si inscrive in un campo istituzionale in evoluzione. La Convenzione di Faro (2005) ha ridefinito il patrimonio come costruzione partecipata, mentre la Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale (2023) esplicita come accesso alla cultura, partecipazione e controllo sui dati costituiscano dimensioni fondamentali della cittadinanza digitale. Parallelamente, documenti come la UNESCO Charter on the Preservation of Digital Heritage (2003), la Recommendation on the Ethics of Artificial Intelligence (2021) e i principi CARE per la governance dei dati indigeni evidenziano una crescente centralità della sovranità, non solo sui contenuti, ma sulle infrastrutture che ne rendono possibile la produzione e la circolazione.
In questa prospettiva, la patrimonializzazione si sviluppa all’intersezione tra pratiche culturali, dispositivi tecnologici, trasformazioni cognitive e logiche economiche, ridefinendo le condizioni di accesso, le metriche di rilevanza, le priorità delle politiche culturali e le strategie educative. Il patrimonio si configura così come una infrastruttura attiva di produzione di senso, più che come un insieme stabile di oggetti da conservare.
Allo stesso tempo, emergono questioni epistemologiche e politiche che richiedono un ripensamento critico delle categorie di riferimento. Le istituzioni culturali si trovano a operare in una tensione strutturale tra apertura e controllo, tra accessibilità e concentrazione del potere, tra pluralità delle narrazioni e standardizzazione delle rappresentazioni. Se da una parte le infrastrutture digitali possono abilitare nuove forme di partecipazione, dall’altra possono riprodurre dinamiche di estrazione e “colonialità dei dati”, ridefinendo gerarchie di visibilità e legittimità.
Il panel intende esplorare queste trasformazioni attraverso un approccio interdisciplinare, mettendo in dialogo studi sul patrimonio, antropologia, media studies ed economia digitale. L’obiettivo è contribuire allo sviluppo di un quadro interpretativo capace di cogliere la patrimonializzazione anche come un processo computazionale, evidenziando come la governance della memoria – materiale e immateriale – coincida sempre più con la governance delle infrastrutture che ne rendono possibile l’esistenza, contribuendo così a definire le condizioni stesse del futuro della conoscenza.

 

Parole chiave

Patrimonializzazione; infrastrutture digitali; memoria ibrida; valore culturale; sovranità digitale

 

Riferimenti bibliografici

Couldry, N., & Hepp, A. (2017). The Mediated Construction of Reality. Cambridge: Polity Press.
Giaccardi, E., & Palen, L. (2008). “The Social Production of Heritage through Cross-media Interaction.” International Journal of Heritage Studies, 14(3).
Harrison, R. (2020). Heritage Futures: Comparative Approaches to Natural and Cultural Heritage Practices. London: UCL Press.
Hui, Y. (2021). Art and Cosmotechnics. Minneapolis: University of Minnesota Press.
Smith, L. (2006). Uses of Heritage. London: Routledge.

 

 

Discussant

Andrea Viliani, Coordinatore DHGP – Digital Heritage Gateway Platform

 

 

Panel 9: Valutare il patrimonio, mettere in dialogo le comunità: antropologia, impatto sociale e politiche pubbliche

Proponenti: Elena Forgione (Human Foundation Impresa Sociale ETS), Michele Mosca (Human Foundation Impresa Sociale ETS)

Email: elenaforgione91@gmail.com / michelemosca96@gmail.com

 

Abstract

Il panel intende mettere in dialogo antropologia, valutazione d’impatto e politiche pubbliche sul patrimonio culturale, esplorando come le valutazioni influenzano e sono influenzate da pratiche locali, significati culturali e processi di trasformazione sociale.

Negli ultimi anni, i programmi finanziati da UE (FSE, FESR, AMIF), PNRR e fondi pubblici/privati per il Terzo Settore (investimenti per l’attrattività dei borghi, rigenerazione culturale, progetti di valorizzazione e partecipazione culturale) hanno reso la valutazione d’impatto uno strumento centrale per la decisione pubblica. Tuttavia, i framework valutativi spesso rischiano di ridurre il patrimonio culturale a indicatori economici o turistici, trascurando le dimensioni relazionali, identitarie e simboliche centrali sia per chi vive e attraversa quotidianamente il patrimonio locale sia per l’analisi antropologica.

Il panel mira a riflettere collettivamente sulle modalità di costruzione e validazione delle pratiche valutative (Bezzi, 2006) in ambito culturale e patrimoniale, a partire da come la valutazione si situa nell’ampia normativa nazionale emanata per regolamentare e preservare il patrimonio (Polglase, 2024). L’analisi vuole concentrarsi innanzitutto sul ruolo che l’antropologǝ assume all’interno dell’équipe di ricerca, definito a partire dalla sua specifica formazione e pratica lavorativa. Parallelamente, ci si vuole interrogare sul suo posizionamento all’interno delle dinamiche di potere che attraversano il contratto economico-legale, dispositivo che vincola committenza, portatori di interesse, centro di valutazione e politiche di patrimonializzazione (Bindi, Mercurio, 2022). [2.1][3.1]Si intende quindi esplorare le pratiche adottabili nella gestione del conflitto, in particolare quando i risultati della valutazione divergono dalla visione della committenza o dalla comunità locale (Hanna, P., Martini, A., Langdon[4.1], E., J., 2024).
Sul piano delle modalità di ricerca valutativa, si desidera intersecare le molteplici narrazioni della cultura locale, mettendo in dialogo gli strumenti propri della logica valutativa con i racconti informali, le testimonianze vive e i patrimoni materiali e immateriali delle comunità e dei gruppi marginalizzati per restituire una prospettiva condivisa. Infine, il panel vuole indagare la necessità di disporre di framework validati per risultati evidence-based (UNESCO, 2019) e, al contempo, la possibilità di superare il paradigma dei cosiddetti KPI, privilegiando un approccio partecipativo e orizzontale per livellare la distanza strutturale tra ricercatorз e attorз locali, riconfigurando la relazione valutativa come spazio di co-costruzione dialogica.

Il panel propende per un approccio critico, intersezionale e femminista, invitando a riflettere sulle tensioni tra: standardizzazione e contestualità, misurabilità e invisibilità di pratiche culturali, metodologie di ricerca e partecipazione attiva della comunità. Particolare spazio sarà dato a riflessioni su come le politiche di patrimonio culturale, attraverso la valutazione, contribuiscono a riformulare le relazioni tra Stato, comunità e istituzioni culturali, con implicazioni dirette per la governance del patrimonio e l’impatto sociale generato.
Il panel raccoglierà contributi empirici e teorici che includano: etnografie di progetti di valorizzazione (es. musei, siti archeologici, borghi storici, luoghi religiosi) e analisi di come le loro logiche di valutazione sono negoziate dai soggetti coinvolti; studi su bandi, linee guida e criteri di valutazione da una prospettiva critica di intersezione di politiche, pratiche e significati culturali; esperienze di valutazione interdisciplinare o partecipata, in cui antropologia e valutazione di impatto collaborano nella definizione di indicatori culturali, sociali e relazionali.

 

 

Parole chiave

Valutazione di impatto; patrimonio; conflitto; metodologia

 

Riferimenti bibliografici

Bezzi, C., (2006) Cos’è la valutazione. Un’introduzione ai concetti, le parole chiave e i problemi metodologici, Milano, Franco Angeli
Bindi, L., Mercurio., B., (2023) Il perimetro fragile. Mappe, governance e processi partecipativi di rigenerazione nelle aree rurali e montane, (a cura di) Copertino, D., Santoro, V., Berardi, M.), Archiviodietnografia, L’invenzione delle aree interne, anno XVII, n. 1 2022, (pp.17-42).
Hanna, P., Martini, A., Langdon[5.1], E., J., (2024) The need for ethnographic methods in impact assessment, in (a cura di ) Vanclay, F., Esteves, A., M., (2024) Handbook of Social Impact Assessment and Management (pp.475-488), Edward Elgar Publishing, Northampton, USA, https://www.elgaronline.com/edcollbook-oa/book/9781802208870/9781802208870.xml
Polgase, C., R., (2024) Integrating cultural heritage into social impact Assessment, in (a cura di ) Vanclay, F., Esteves, A., M., (2024) Handbook of Social Impact Assessment and Management (pp.401-411), Edward Elgar Publishing, Northampton, USA, https://www.elgaronline.com/edcollbook-oa/book/9781802208870/9781802208870.xml
UNESCO, (2019) Culture|2030 Indicators[6.1][7.1], Culture Sector UNESCO, Paris, France, https://whc.unesco.org/en/culture2030indicators

 

 

Discussant

Da definire

 

 

Panel 10: Patrimonializzare i non-umani, patrimonializzare con i non-umani?

Proponenti: Lia Zola (Università degli Studi di Torino), Fabio Tufano (Università del Piemonte Orientale)

Email: lia.zola@unito.it / fabio.tufano@unito.it

 

Abstract

L’attuale scenario di crisi sistemica – economica, politica e ambientale – sollecita una profonda revisione delle categorie su cui si sono storicamente fondate l’istituzione museale e le pratiche di patrimonializzazione. Se il museo moderno si è configurato a partire dalla dicotomia illuminista tra natura e cultura, relegando il non-umano a sfondo passivo dell’azione umana, le instabilità contemporanee impongono un cambiamento paradigmatico capace di mettere in discussione le ontologie e le epistemologie che ne sono alla base.
In questa prospettiva, l’idea di “museo liquido”, elaborata da Fiona Cameron a partire dalla nozione di “modernità liquida” di Zygmunt Bauman (2000) e dal concetto di assemblaggio di Deleuze e Guattari (1987), Haraway (2016) e Tsing (2017) invita a ripensare le categorie che strutturano i processi di patrimonializzazione, a decostruire l’antropocentrismo e l’eccezionalismo umano, sostituendo ad essi una visione che tenga insieme umani, corpi e pensieri con i non-umani “as affected and affecting things” (Cameron, 2015, p. 351).
Il panel “Patrimonializzare i non-umani, patrimonializzare con i non-umani?” invita a una riflessione su come musei e processi di patrimonializzazione possano confrontarsi con il discorso ambientale e con l’Antropocene, interrogando le modalità attraverso cui ridefinire le relazioni tra umani e non-umani, ripensati in termini di attanti (Latour, 2005), di soggetti “entangled” e co-costitutivi, ossia come parti di uno stesso sistema complesso. Come sottolinea J. Bennett, gli attori non-umani: “not only impede and block the will and designs of humans but can also act as quasi agents or forces with trajectories, propendencies and tendencies of their own” (Bennet, 2010, p. VII). In questo quadro, il museo e i processi di patrimonializzazione emergono come istituzioni “liquide”: non solo possono superare i dualismi natura-cultura, soggetto-oggetto e materia-mente, ma sono anche chiamati a interrogare criticamente la propria funzione, riconoscendosi come spazi collettivi che incorporano e articolano una molteplicità di relazioni che si configurano come spazi emergenti.
Questo panel accoglie contributi che intendano affrontare le seguenti questioni:
In che modo è possibile ripensare le categorie di patrimonio oltre il dualismo natura/cultura?
In che modo il museo si confronta con l’Antropocene e con la crisi ecologica?
Quali sono le implicazioni etiche e politiche dei processi di patrimonializzazione più-che-umani?
Quali metodologie, e/o approcci permettono di patrimonializzare con i non-umani, piuttosto che semplicemente i non-umani?
Come riconoscere e analizzare i non-umani come attanti, mettendone in luce l’agentività e il ruolo nei processi di produzione del patrimonio?

 

 

Parole chiave

Umani-più che umani; attanti; agentività; Antropocene

 

Riferimenti bibliografici


Bennet J. (2010), Vibrant Matter: A Political Ecology of Things, Durham, Duke University Press.
Cameron F. (2015), The Liquid Museum. New Institutional Ontologies for a Complex, Uncertain World, in Witcomb A., Message K. (Eds), The International handbooks for Museum Studies, vol 1, New York, Wiley & Sons, pp. 345-361.
Deleuze G. and Guattari F. (1987), A Thousand Plateaus, Minneapolis, University of Minnesota Press.
Haraway D. (2016), Staying with the Trouble. Making Kin in the Chtuluchene, Duke University Press, Durham and London,
Tsing A. (2017), The Buck, the Bull, and the Dream of the Stag: Some Unexpected Weeds of the Anthropocene, in «Suomen Antropologi», 42(1), pp. 3-21.

 

 

Discussant

Daniele Parbuono, Università degli Studi di Perugia

 

 

Panel 11: Abitare il patrimonio oltre l’overtourism: cammini, aree interne e pratiche di ri-significazione tra architettura, paesaggio e pratiche culturali

Proponenti: Marco Rosati (Sapienza Università di Roma)

Email: m.rosati@uniroma1.it

 

Abstract

Negli ultimi decenni, i processi di patrimonializzazione si sono intrecciati in modo sempre più stretto con le dinamiche del turismo globale, contribuendo da un lato alla valorizzazione economica e simbolica dei territori, dall’altro alla produzione di squilibri profondi, tra cui fenomeni di overtourism, gentrificazione e consumo intensivo dei luoghi. In questo scenario, emerge con crescente forza il tema della redistribuzione dei flussi e della possibilità di attivare narrazioni e pratiche alternative capaci di coinvolgere territori marginali, aree interne e centri minori.
Il panel intende interrogare il ruolo dei patrimoni culturali, architettonici, archeologici e paesaggistici nella costruzione di nuove geografie del turismo, con particolare attenzione ai sistemi diffusi di beni materiali e immateriali. Questi dispositivi – spesso radicati in reti storiche di lunga durata – si configurano oggi come strumenti di delocalizzazione dei flussi turistici, ma anche come spazi di negoziazione tra valorizzazione, abitabilità e sostenibilità.
Attraverso un approccio interdisciplinare che intreccia antropologia, architettura, urbanistica, archeologia e studi sul paesaggio, il panel si propone di esplorare alcune questioni chiave: in che modo i processi di patrimonializzazione contribuiscono a ridefinire il senso dei luoghi nei contesti marginali? Quali forme di riattivazione territoriale emergono attraverso il turismo lento e le pratiche culturali locali? Qual è il ruolo dell’architettura – intesa sia come patrimonio costruito sia come progetto contemporaneo – nella mediazione tra conservazione, trasformazione e uso turistico?
Allo stesso tempo, si intende dare spazio a esperienze e pratiche che mostrano come i processi di patrimonializzazione possano diventare strumenti di agency locale, capaci di attivare economie situate, rafforzare identità plurali e costruire nuove relazioni tra comunità, ambiente e patrimonio.
Il panel si colloca all’intersezione tra i temi “Turismo, sviluppo sostenibile ed economie della cultura” e “Territori, spazi e senso dei luoghi”, proponendo una riflessione critica sulle ricadute della patrimonializzazione nei contesti contemporanei, tra pressioni globali e pratiche locali, tra centralità e margine, tra consumo e cura dei territori.

 

 

Parole chiave

Overtourism; aree interne; cammini e turismo lento; patrimonializzazione; architettura e paesaggio

 

Riferimenti bibliografici

Careri F., Walkscapes. Camminare come pratica estetica, 2006, Piccola Biblioteca Einaudi
De Rossi A., Riabitare l’Italia. Le aree interne tra abbandoni e riconquiste, 2020, Progetti Donzelli
Paolillo P. L., Venturi Ferriolo M., Relazioni di paesaggio. Tessere trame per rigenerare i luoghi, 2015, MIM Edizioni srl
Toppetti F., Moschetti V., Mirabilia. Itinerari nell’immaginario di Roma e dintorni, 2026, Quodlibet
Turri E., Il paesaggio teatro. Dal territorio vissuto al territorio rappresentato, 2018, Marsilio

 

 

Discussant

Marco Rosati

 

 

Panel 12: Patrimoni in-visibili? Mappatura di pratiche e politiche queer e transfemministe

Proponenti: Tecla Genovese (SSBDEA – Università degli Studi di Perugia)

Email: teclagenovese@gmail.com

 

Abstract

Il contesto geopolitico e il periodo storico che stiamo vivendo ci spingono a fare una riflessione sulla responsabilità che i musei hanno nei confronti dello sviluppo culturale e sociale. Ad oggi, ci sono storie che non vengono raccontate, narrazioni che non hanno né spazio né voce, identità (marginalizzate) che non trovano rappresentazione nei musei italiani, soprattutto in quelli demoetnoantropologici: patrimoni in-visibili e/o invisibilizzati. Ci si riferisce ai patrimoni materiali e immateriali di comunità marginalizzate o fuori dai temi mainstream del patrimonio e nello specifico alle comunità LGBTQIA+ e persone che sono attiviste transfemministe.
Nel quadro teorico del “museum activism” (M. Reilly 2018; J. Albarrán Diego 2018), il panel propone di rispondere alla domanda se esistono – e se sì, quali sono – politiche, poetiche e pratiche museografiche e curatoriali che possano essere definite esplicitamente transfemministe e queer in Italia? Esistono “musei disobbedienti” (K. Message 2018)? Come ci si approccia ai patrimoni in-visibili che non trovano spazio nei musei?

Negli ultimi anni, musei, archivi e istituzioni patrimoniali sono attraversati da domande radicali: chi ha l’autorità di narrare? Quali corpi, memorie e affetti sono stati esclusi dalla narrazione museografica? Come si possono decolonizzare non solo i musei (Grechi 2021), ma anche le stesse grammatiche espositive, i modelli di conservazione e le pratiche di mediazione? Come si possono portare istanze femministe e queer nelle istituzioni museali (N. Robert 2014)?
Quali strumenti teorici, dalla performatività di Butler all’archivio disubbidiente di Halberstam, possono essere tradotti in pratiche espositive e di mediazione? Come evitare che il transfemminismo o la queerness diventino una semplice etichetta curatoriale, mantenendo invece la loro forza politica di analisi critica e trasformazione?

L’obiettivo non è tanto definire un canone, quanto avviare una mappatura collettiva, riflessiva e situata di pratiche curatoriali situate, poetiche della relazione, politiche della riparazione, modelli sperimentali di gestione culturale e strategie di contro-narrazione e visibilizzazione che sfidano lo sguardo eteronormativo istituzionale.

Il panel intende essere un momento di condivisione tra antropologhз, studiosз del patrimonio, curatorз, museografз, chi lavora e fa ricerca in ambito museale e sta sperimentando approcci transfemministi, queer e decoloniali al patrimonio: dalla ri-attivazione di archivi LGBTQIA+ alla museografia partecipata con comunità marginalizzate, dalle politiche di restituzione dei saperi alle poetiche curatoriale, privilegiando l’approccio intersezionale e interdisciplinare.
Si accolgono quindi contributi teorici, casi studio, etnografie in corso, autoetnografie, racconti di fallimenti e apprendimenti.

 

 

Parole chiave

Patrimoni invisibili; museum activism; museografia transfemminista; museografia queer; queerness

 

Riferimenti bibliografici

J. Halberstam, L’arte queer del fallimento, Minimum Fax, Roma, 2022
R. Janes, R. Sandell (a cura di), Museum Activism, Routledge, Londra, 2019
K. Message, Disobedient Museum: Writing at the Edge, Epub (ed.), Londra, Routledge, 2018
N. Moolhuijsen (a cura di), Musei, genere e queerness, Nomos, Busto Arsizio, 2026
M. Reilly, Curatorial Activism: Towards an Ethics of Curating, Thames & Hudson, Londra, 2018
F. Vergès, Il museo come campo di battaglia. Programma di disordine assoluto, Meltemi, Milano, 2025

 

 

Discussant

Da definire

 

 

Panel 13:(In)certi effetti: quale ruolo per musei locali ed ecomusei

Proponenti: Laura Bonato (Università degli Studi di Torino), Alessandra Broccolini (Sapienza Università di Roma), Daniele Parbuono (Università degli Studi di Perugia)

Email: alessandra.broccolini@uniroma1.it; laura.bonato@unito.it; daniele.parbuono@unipg.it

 

Abstract:

In un saggio di qualche anno fa Hugues De Varine aveva messo in luce la condizione di vulnerabilità strutturale in cui versano i musei locali, segnati da una crisi tanto di visibilità quanto di continuità istituzionale (De Varine 2013). A fronte della proliferazione di iniziative museali e di progetti ecomuseali che ha investito il contesto italiano ed europeo nel corso degli anni Ottanta e Novanta, De Varine avanzava una proposta radicale — una moratoria che prevedesse, in prima istanza, la sospensione di nuove aperture museali. La pregnanza di tale invito risiede nella sua capacità di far emergere e nominare una crisi sistemica che travalica la dimensione gestionale, per investire il senso stesso della funzione museale nella contemporaneità. Eppure, proprio questa crisi impone una domanda che non può essere elusa: quali effetti producono concretamente i musei locali e gli ecomusei sulla società? E fino a che punto tali effetti sono misurabili, riconoscibili o, al contrario, incerti e controversi?

A partire dalle acquisizioni di un progetto nazionale PRIN recentemente concluso (Musei locali ed ecomusei. Spazi patrimoniali di partecipazione attiva 2023-2025) incentrato sulle forme di partecipazione attiva emergenti nell’ambito della museografia locale — il panel intende aprire una riflessione critica sul ruolo che musei locali ed ecomusei esercitano nella società contemporanea, ponendo al centro la questione del loro impatto reale e delle sue molteplici declinazioni, con l’obiettivo di mettere a confronto approcci metodologici, strumenti di valutazione e cornici teoriche. La proposta si articola lungo più assi interpretativi: gli effetti sociali e le pratiche di partecipazione collettiva; la ricaduta sul piano turistico e dello sviluppo territoriale; la produzione e la circolazione di immaginari collettivi, tanto orientati al futuro quanto connotati da una dimensione nostalgica e memoriale. In ciascuno di questi ambiti, la questione dell’impatto si rivela insieme urgente e sfuggente: gli effetti dei dispositivi museali locali sono spesso difficili da quantificare, talvolta inattesi o contraddittori rispetto alle intenzioni che li hanno generati.

Il panel sollecita altresì riflessioni critiche sulle retoriche e sulle possibili strumentalizzazioni cui il paradigma museale ed ecomuseale risulta esposto: in rapporto alle forme di governance territoriale e alle logiche di potere che le attraversano, ma anche in relazione alle pratiche di storytelling e alla costruzione di immaginari condivisi. Obiettivo trasversale è l’esplorazione dell’impatto che le narrazioni e le pratiche museali producono nella definizione e nel consolidamento del sense of place — inteso come costrutto culturale, identitario e politico — e della misura in cui tali narrazioni riescono effettivamente a radicarsi nelle comunità, a trasformarle o, al contrario, a scivolare sulla superficie del territorio senza lasciarvi traccia.

Saranno privilegiati contributi fondati su ricerche etnografiche e su casi di studio concreti e situati, capaci di portare evidenza empirica alla questione degli effetti — certi o incerti — che musei locali ed ecomusei producono nel tessuto sociale, culturale e territoriale in cui operano.

 

 

Parole chiave

musei locali; ecomusei; partecipazione

Riferimenti bibliografici

Broccolini, A., P. Clemente, L. Giancristofaro (a cura), Patrimonio in ComunicAzione. Nuove sfide per i musei DemoEtnoAntropologici, Palermo, Edizioni Musei Pasqualino, 2021.

Clemente, P., I musei della DEA. Storie, pratiche e pensieri intorno al patrimonio demoetnoantropologico (1982-2008), Bologna, Patron editore, 2023.

De Varine, H., Musei locali del futuro, 2013 (https://altronovecento.fondazionemicheletti.eu/musei-locali-del-futuro/?print=pdf)

Lattanzi, V., Musei e antropologia. Storia, esperienze, prospettive, Roma, Carocci, 2021

 

Discussant

Da definire

 

  

Panel 14: Patrimoni immateriali e immaginari globali. Impatti, soggettività e trasformazioni nei processi di patrimonializzazione del living Heritage

Proponenti: SIMBDEA-Società Italiana per la Museografia e i Beni Demoetnoantropologici

Email: info@simbdea.it

 

Abstract:

L’adozione della Convenzione UNESCO per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale (2003) e la sua ricezione nei contesti nazionali e regionali hanno prodotto nel corso di due decenni un vasto campo di effetti che investono non solo le politiche culturali ma anche le forme di vita, le soggettività e i territori coinvolti nei processi di patrimonializzazione. Al di là della cornice normativa e dei dispositivi istituzionali – Liste UNESCO, inventari nazionali, registri ed elenchi regionali, misure di salvaguardia – queste politiche hanno generato un immaginario patrimoniale diffuso che agisce come matrice interpretativa nei contesti locali, orientando pratiche, aspettative, retoriche identitarie e dinamiche di partecipazione. Questo panel intende interrogare le ricadute concrete – sociali, territoriali, museali, economiche – che tali processi producono sulle collettività e sugli individui che ne sono protagonisti, destinatari o attori marginali, anche alla luce della crescente iscrizione del patrimonio immateriale entro il discorso sulla sostenibilità e delle tensioni che questa connessione genera tra pratiche locali e quadri normativi globali.

La riflessione muove dalla consapevolezza che il patrimonio immateriale non si configura come un oggetto dato, ma come un processo dinamico di selezione, negoziazione e messa in valore nel quale concorrono istanze eterogenee: comunità locali, istituzioni statali e regionali, expertise scientifica, logiche di mercato e flussi turistici. In questa prospettiva, il panel si propone di analizzare come l’applicazione delle policy patrimoniali, dalle candidature UNESCO ai dispositivi legislativi nazionali, dagli elenchi regionali alle forme locali di riconoscimento, ridefinisca i rapporti tra saperi locali e linguaggi istituzionali, tra agency comunitaria e dispositivi burocratici, tra creatività culturale e pressioni alla cristallizzazione della “tradizione”. Particolare attenzione sarà rivolta al ruolo dei musei demoetnoantropologici e delle realtà ecomuseali, intesi non come meri contenitori di oggetti culturali ma come spazi attivi di mediazione, conflitto e coproduzione patrimoniale, nei quali si articolano forme di rappresentazione, cura e negoziazione dei patrimoni immateriali nella relazione con i territori e le collettività coinvolte.

Il panel accoglie contributi etnografici e teorici che, a partire da casi studio situati, esplorino le tensioni tra dimensione locale, nazionale e globale del patrimonio immateriale, le forme di inclusione ed esclusione che i processi di riconoscimento producono ai diversi livelli istituzionali, le ricadute sulle economie locali e sulle pratiche dell’abitare, nonché le nuove forme di soggettivazione e di agency collettiva che emergono nell’interazione con i dispositivi patrimoniali.

 

Parole chiave

 patrimonio culturale immateriale, processi di patrimonializzazione, politiche del patrimonio, musei demoetnoantropologici, ecomusei

 

Riferimenti bibliografici

Chiara Bortolotto, Will Heritage Save Us? Intangible Cultural Heritage and the Sustainable Development Turn, Cambridge, Cambridge University Press, 2025.

Alessandra Broccolini, Il patrimonio culturale immateriale e l’antropologia. Evoluzioni, intersezioni, mondi locali, in “DPCE online”, 2/2023.

Lia Giancristofaro, Valentina Lapiccirella Zingari, Patrimonio culturale immateriale e società civile, Roma, Aracne, 2020.

Vita Santoro, Scrivere il patrimonio. Etnografia di pratiche discorsive e forme di testualizzazione intorno alla memoria culturale, Bari, Edizioni di Pagina, 2023.

Christoph Wulf (ed.), Handbook on Intangible Cultural Practices as Global Strategies for the Future, Cham, Springer, 2025.

 

 

Call for panels – Convegno nazionale 2026

La Patrimonializzazione e le sue ricadute: prospettive antropologiche intorno a un dispositivo globale

Negli ultimi decenni, il concetto di “patrimonio”, declinato nelle sue diverse componenti e sfumature (culturale, storico-artistico, architettonico, archeologico, ambientale, paesaggistico, bioculturale, etc.), si è affermato come una delle categorie centrali attraverso cui le società contemporanee pensano sé stesse, o sono spinte a farlo, definendo confini territoriali e simbolici. Viviamo in un’epoca di crescente densità patrimoniale, in cui la patrimonializzazione non solo investe oggetti, pratiche, luoghi e forme di vita, ma anche assume un ruolo sempre più rilevante nei processi di costruzione identitaria e simbolica, politica ed economica.

Questa pervasività capillare ed estesa esprime un presente nel quale il patrimonio è diventato una matrice globale di interpretazione del mondo. In tale contesto, il patrimonio culturale, materiale e immateriale, appare come un costrutto storico, come il risultato di negoziazioni, conflitti e asimmetrie di potere capace di trasformare, creare, ridefinire forme identitarie, narrazioni dei luoghi e usi dello spazio.

Quali sono dunque le forze in campo che muovono oggi questi processi e con quali esiti?

Per rispondere a questa domanda, il convegno nazionale SIMBDEA propone per l’edizione 2026 una riflessione sulle ricadute che i processi di patrimonializzazione producono nelle società, nei luoghi, nelle collettività e sugli individui. Tali effetti, ora interpretabili come risorse, ora come derive, possono collocarsi su piani tra loro profondamente interconnessi: economico, sociale, ambientale, turistico, politico, urbanistico. L’obiettivo è interrogare i processi, le politiche e le poetiche che la patrimonializzazione attiva e gli effetti trasformativi che essa produce, andando oltre letture esclusivamente celebrative o puramente critiche. Particolare attenzione sarà rivolta ai musei locali e alle realtà ecomuseali, in quanto attori chiave che spesso agiscono, rappresentano, costruiscono forme di patrimoni nella relazione con i territori coinvolti. 

Si privilegeranno le proposte di panel indirizzate a confrontarsi con uno o più dei seguenti assi tematici, concepiti non come ambiti separati, ma come strumenti analitici flessibili, tra loro intrecciati:

Territori, spazi e senso dei luoghi

I processi di patrimonializzazione incidono sugli spazi e sui territori, modulandone forma e senso attraverso pratiche di selezione, narrazione e istituzionalizzazione, producendo gerarchie simboliche e modalità di rappresentazione e d’uso, anche agite nei contesti mediatici e digitali. Quali effetti hanno queste dinamiche sui contesti locali, sulle pratiche quotidiane e sulle modalità di abitare i territori? In che modo la patrimonializzazione ridefinisce pratiche, accessi e significati dei luoghi, e come tali trasformazioni vengono vissute e negoziate dalle collettività che li abitano?

Narrazioni patrimoniali, musei, memoria, politiche e poetiche dell’identità

Il patrimonio agisce come dispositivo narrativo capace di selezionare memorie, tradizioni e passati “utili”. In questa prospettiva, la memoria può essere intesa come una costruzione sociale e culturale, prodotta e trasmessa entro specifici quadri di riferimento collettivi. In che modo le narrazioni patrimoniali producono inclusioni ed esclusioni? Come si intrecciano con politiche della memoria, retoriche identitarie e processi di essenzializzazione culturale? Come tali narrazioni si articolano entro una tensione tra scale locali, nazionali e globali, e quale ruolo assumono le politiche e i dispositivi istituzionali nella costruzione del patrimonio come risorsa identitaria e nella definizione dei confini simbolici, regionali e nazionali?

Società, comunità, diritti, agency e conflitti

Le politiche patrimoniali e culturali contemporanee mobilitano le “comunità”, intese non come dati ma come costruzioni simboliche e politiche. In che modo i processi di patrimonializzazione producono forme differenziate di agency collettiva, accompagnando la rivendicazione di diritti, producendo confronti, conflitti, competizioni e fratture interne? Come soggetti, comunità e collettività locali attivano, negoziano o riorientano i processi di messa in valore patrimoniale, intervenendo non solo come destinatari di politiche, ma come attori coinvolti in relazioni complesse di mediazione, conflitto e co-produzione del patrimonio?

Turismo, sviluppo sostenibile ed economie della cultura

La patrimonializzazione è sempre più connessa alle economie e alle politiche del turismo e della cultura. Quali ricadute produce in termini di mercificazione, turistificazione e gentrificazione dei territori? Quali tensioni emergono tra valorizzazione economica e diritti d’uso? In che modo incide sulla trasformazione di contesti urbani e rurali, tra salvaguardia, reinvenzione e pressione turistica, anche in relazione a fenomeni di overtourism e marginalità territoriale?

Il patrimonio è inoltre spesso presentato come risorsa per lo sviluppo locale sostenibile: quali modelli vengono promossi, chi ne beneficia e come si distribuiscono costi e benefici? Quali disuguaglianze territoriali e sociali vengono prodotte o accentuate?

Infine, quali logiche di valore e sostenibilità regolano oggi i processi di messa in valore del patrimonio, e quali effetti producono le pressioni legate ai bandi, alla misurazione dell’impatto e alla ricerca di attrattività economica sulle pratiche culturali e sul lavoro?

Antropocene/Capitalocene e umani – più che umani

In che modo i processi di patrimonializzazione si confrontano con il discorso ambientale e con le riflessioni sull’Antropocene? Come il patrimonio contribuisce a ridefinire i rapporti tra umano e non umano, tra paesaggio e ambiente, tra risorse e forme di vita? Quali narrazioni ecologiche vengono prodotte attraverso il patrimonio e quali implicazioni hanno nelle trasformazioni territoriali e nelle politiche ambientali contemporanee?

Valutazione d’impatto come pratica critica

Quali indicatori vengono privilegiati nella misurazione degli “impatti” del patrimonio? In che misura la valutazione di impatto può essere interpretata come pratica epistemologica e politica, situata e attraversata da rapporti di potere che trascendono gli aspetti puramente tecnici o amministrativi? Come vengono costruite le valutazioni e quali dimensioni restano invisibili? Quali temporalità e quali voci sono riconosciute come legittime? In che modo le pratiche di valutazione incidono sulle politiche patrimoniali, sulle priorità istituzionali e sulle possibilità di azione di musei, ecomusei e comunità coinvolte?

Presentare una proposta

Perpartecipare alla Call è necessario inviare una proposta, in lingua italiana entro il 1 aprile 2026, esclusivamente tramite il seguente modulo google: https://forms.gle/6DPJgAHXYsEXDvBj9

Tutte le proposte devono includere titolo, abstract di panel (massimo 500 parole), breve profilo biografico (massimo 100 parole) del/dei panelist, indirizzo email e afferenza del/i proponente/i, 5 parole chiave e fino a un massimo di 5 riferimenti bibliografici, eventuale nominativo di discussant. Ogni proponente può inviare al massimo una proposta di panel. Le proposte saranno sottoposte a un processo di valutazione tra pari.

SCARICA QUI LA CALL FOR PANELS COMPLETA:  Call_for_panels2026

Notiziario InfoSIMBDEA III – 15 Marzo 2014


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Categorie Event A%255B1%255D IN EVIDENZA Categorie Event B%255B2%255D
Assemblea dei soci 2014
Logo Simbdea
La prossima
assemblea sarà un importante momento di rilancio per la nostra associazione
per questo vi
chiediamo di
partecipare e di
portare proposte
all’insegna della
costruzione di
progetti da
condividere tra soci
e con altre
organizzazioni.




Assemblea generale dei soci
 5 aprile 2014

Roma – Museo "Pigorini"

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Categorie Mecenat A%255B1%255D SEMINARIO Categorie Mecenat B%255B1%255D

Il futuro delle professioni museali
A698a56838f4d640f3bbfbf3ce6f16e9 Visual
Nell’ambito del
Trentesimo Convegno
Nazionale
dell’Associazione,
l’Università di
Torino, in
collaborazione con
ANMLI, propone
alcuni momenti di
analisi e di
riflessione sui
musei italiani che
provano ad
intrecciare la
realtà del lavoro
museale a quella
della formazione,
mettendo a confronto
docenti, studenti e
professionisti dei
musei. musei.


Il futuro delle professioni museali

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Categorie Event A%255B1%255D SEMINARIO Categorie Event B%255B2%255D
VII seminario di studi e di formazione sul patrimonio culturale
7aHp6gcUgmbQA PeNR5OiYf0clk9HA Dg1lZqSGHFhe7YzU30UpY4odgF8e 3NCb6fBEBS7eefdQDdxvNL5w9G9p9zK5Zdfum991GjpUUM7rJ5MgUDXKXSIxeg7NJbjfpM8

Per il 2014 il
seminario di
formazione promosso
da Simbdea
e dalle
Scuole di
Specializzazione in
Beni DEA

propone cinque
 incontri, con la
partecipazione
dell’ICDEA e
dell’ICBSA. Il primo
è dedicato all’Opera
dei Pupi
.


Il Museo delle Marionette di Palermo e l’Opera dei Pupi, a un decennio dal riconoscimento UNESCO

20 marzo ore 15, 30


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Categorie Mecenat A%255B1%255D CAMPAGNA SOCI Categorie Mecenat B%255B1%255D

Campagna soci 2014
Joinussimbdea
Per poter proseguire la nostra attività in un periodo critico quale quello che stiamo attraversando, abbiamo bisogno di tenerci uniti e di contare sulle nostre forze.

La continuità nel rinnovo della propria iscrizione e la campagna di fidelizzazione di nuovi soci è per noi fondamentale.


Rinnova la tua iscrizione a Simbdea

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Categorie Event A%255B1%255D SPETTACOLO Categorie Event B%255B2%255D

Per amore di Angelica
56bad0b6bfe68f559684aca7a8d6ea6640ff320

Nell’ambito della collaborazione sorta tra il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni popolari ed il Museo Internazionale delle Marionette “Antonino Pasqualino” di Palermo, viene presentato lo spettacolo “Duello d’amore di Orlando e Rinaldo per amore di Angelica”
"Duello di Orlando e Rinaldo per amore di Angelica"
Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni popolari

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Categorie Event A%255B1%255D LAVORO Categorie Event B%255B2%255D


Esperto in "data management-catalogatore"
Logo Fms
L’incarico con
contratto di lavoro
a progetto avrà la
durata di un anno.
La selezione sarà
effettuata per
titoli, i tre
candidati più
rispondenti al
profilo richiesto
potranno essere
chiamati a sostenere
un colloquio un colloquio
La Fondazione Musei Senesi cerca
un data management-catalogatore

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Categorie Event A%255B1%255D PROGETTI Categorie Event B%255B2%255D
L’arte ci prende la mano
1 250xfree
Trentasette sculture, quaranta tra disegni e collage, cinque telai, tre pani, sette libri in terracotta, sei libri cuciti, un grande Varano, una tovaglia e un cartiglio, racconteranno il mondo incantato e poetico dell’artista nata a Ulassai (OG) il 27 settembre del 1919.
A questi si affiancheranno le quattro opere che dal 2006 fanno parte della collezione del Museo.
Cento opere di
Maria Lai al Musma
di Matera 
1 marzo- 26 giugno
2014

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Categorie Mecenat A%255B1%255D EUROPA Categorie Mecenat B%255B1%255D
PI Cultural Heritage – Heritage Plus Call
Logo
L’ iniziativa di programmazione congiunta JPI Cultural Heritage and Global Change
è lieta di
annunciare una nuova
opportunità di
finanziamento per
progetti di ricerca
transnazionali che
hanno ad oggetto il
patrimonio
culturale.

Nuove opportunità di finanziamento per i progetti internazionali

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Categorie Event A%255B1%255D ISOCI Categorie Event B%255B2%255D


Call for movies MAV 2014
MAV 300x156
Il Convegno-Rassegna MAV, storico appuntamento biennale di antropologia visiva, è stato ideato da Diego Carpitella nel 1985 al Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari (MNATP), ed è stato ripreso nel 2010 all’Università di Roma “Sapienza”.
MAV 2014 avrà luogo nel prossimo mese di novembre, presso il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari (Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia).



Call for movies MAV 2014

Scadenza:
entro il 15 maggio 2014


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Notiziario InfoSIMBDEA II – 15 Febbraio 2014


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Categorie Event A%255B1%255D IN EVIDENZA Categorie Event B%255B2%255D
Riforma del ministero: la posizione di
Simbdea
Logo Simbdea
In linea generale e
in primo luogo, la
Simbdea non può che
condividere la
delusione già
espressa da molte
organizzazioni della
società civile al
momento della
recente
pubblicazione del
DPCM per la riorganizzazione del Mibact.
Come altri,
speravamo che il
lodevole processo di
consultazione e
valutazione messo in
atto dal Ministro
Bray e cui abbiamo
avuto occasione di
partecipare…




Riforma del MIBACT:
la posizione di Simbdea

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Categorie Mecenat A%255B1%255D IN EVIDENZA Categorie Mecenat B%255B1%255D

Assemblea dei soci 2014
Couder Stati Generali
Cari Soci,
non è facile prevedere quale sarà il futuro dei nostri studi e dei nostri musei nell’attuale fermento sociale, culturale e politico del nostro paese che, nonostante i nostri sforzi e quelli di molta parte della società civile sembra ancora esitare a prendere direzioni decise nell’ambito delle politiche culturali e soprattutto quelle relative al nostro settore, ancora costretto a vedere i suoi “beni” spesso ridotti a poco più di una denominazione formale…


Assemblea generale dei soci

5 aprile 2014

Roma – Museo "Pigorini"


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Leggi la lettera ai soci

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Categorie Mecenat A%255B1%255D CAMPAGNA SOCI Categorie Mecenat B%255B1%255D

Campagna soci 2014
Joinussimbdea
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Adotta un socio
9266b25525 1302614 Med


E’ partita la
campagna “Adotta un
socio” (individuale
o istituzionale),
con la quale ci
auguriamo che i soci
storici riescano a
incoraggiare nuove
adesioni a Simbdea
aiutando
chi


ha difficoltà a
versare la quota di
adesione.
Campagna
"Adotta un socio"

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Categorie Event A%255B1%255D WORKSHOP Categorie Event B%255B2%255D


Critical Curatorship
220px University Gothenburg Logo
Critical Heritage Studies at Gothenburg University and the Swedish National Museums of World Culture, Gothenburg are pleased to announce a one-week PhD
workshop

Critical Curatorship: Objects, Archives and Collections in Ethnographic Museums
:

PhD workshop 19 – 23 May, 2014


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Categorie Event A%255B1%255D RIVISTE Categorie Event B%255B2%255D


Archivio di Etnografia
Thumb.php?src=archivioetno1 2012 Cop Web
«Archivio di Etnografia», al settimo anno di pubblicazione nella nuova serie, è una rivista del Dipartimento delle Culture Europee e del Mediterraneo: Architettura, Ambiente, Patrimoni Culturali (DiCEM) dell’Università della Basilicata diretta da Ferdinando Mirizzi.
Archivio di Etnografia

E’ uscito il
numero 1/2012

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Categorie Event A%255B1%255D PROGETTI Categorie Event B%255B2%255D

Or@le Culture Popolari
Banner Vertilale Ok
OR@le,
un progetto della Rete Italiana di Cultura Popolare, vuole essere il primo social network delle culture popolari.
È online nella sua versione base a partire dal 13 dicembre 2013 con l’obiettivo di creare un nuovo calendario rituale nazionale. Si tratta di un luogo digitale in cui caricare materiali, testi, video e audio che raccontino feste, riti, tradizioni, giochi e modi di lavorare, cibo e artigianato, ma anche analizzare le nuove ritualità urbane.
VOTA il progetto
Or@le per rendere possibile la sua realizzazione 

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Notiziario InfoSIMBDEA I – 15 Gennaio 2014


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La posizione di Simbdea
Giovani1 500x254
I nostri soci conosceranno bene, e probabilmente condivideranno, le critiche che la società civile ha posto e sta ponendo all’iniziativa presa dal MiBACT di lanciare un Bando per l’assunzione di “500 giovani per la cultura” , al fine di impiegarli presso il Ministero, in veste di tirocinanti, per sostenerlo nelle sue attività…

La posizione di Simbdea sulla “Selezione di 500 giovani da formare” presso il MIBAC

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Categorie Event A%255B1%255D IN EVIDENZAI Categorie Event B%255B2%255D

E’ uscito il numero 31/32 di A.M.
Am32 33
E’ uscito il numero
31/32 di
Antropologia
Museale:
Aria, Ballacchino,
Broccolini, Cafuri,
Ciminelli, Clemente,
Cristofano,
Ferracuti, Gregorio,
Korff, Lattanzi,
Maltese, Padiglione,
Sias
E’ uscito il
numero 31/32 di A.M.

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Categorie Event A%255B1%255D ICONVEGNI Categorie Event B%255B2%255D


The Future of Ethnographic Museums
Museuminterior
Il Pitt Rivers Museum
di Oxford ha
pubblicato nel
proprio sito le registrazioni audiovisive degli interventi e altri materiali presentati in occasione dell’incontro dal titolo The Future of Ethnographic Museums (19-21 luglio 2013)

The Future of
Ethnographic Museums
:

Gli interventi


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Categorie Event A%255B1%255D CONVEGNII Categorie Event B%255B2%255D


Beyond Modernity. Do Ethnography Museums Need Ethnography?
Copertina
Beyond Modernity
.Do Ethnography Museums Need Ethnography?

Proceedings of the International Colloquium
Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini”
Rome – April 18th – 20th, 2012
Ethnography Museums & World Cultures (RIME)

Edited by Sandra Ferracuti, Elisabetta Frasca, Vito Lattanzi

Beyond Modernity .Do Ethnography Museums Need Ethnography?

Gli interventi


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Categorie Mecenat A%255B1%255D MOSTRE Categorie Mecenat B%255B1%255D

Tra cento anni al museo
1508622 609832485756147 1976028857 N

Quali oggetti di
oggi potranno
entrare tra cento
anni nel museo come
rappresentativi
della nostra epoca?
Il Museo Enrico
Caruso lo chiede al
pubblico e invita
tutti a partecipare
all’allestimento
della mostra


"Tra cento anni
al museo"

Museo Enrico
Caruso
Lastra a Signa (FI)
dal 17 maggio 2014


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Professionisti dei BB.CC.
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È stata approvata
dalla Camera la
legge Modifiche
al codice dei beni
culturali e del
paesaggio
, di
cui al decreto
legislativo 22
gennaio 2004, n. 42,
in materia di
professionisti dei
beni culturali e
istituzione di
elenchi nazionali
dei suddetti
professionisti





Approvata la legge
Modifiche al codice
dei beni culturali e
del paesaggio

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Convegno su Lamberto Loria
Ideamat2
Convegno
Internazionale di
Studi. Lamberto
Loria (1855-1913).
Le Etnografìe
:
14-15 maggio 2014  Call
for paper



Roma, Museo di Arti e Tradizioni Popolari

14 – 15 Maggio 2014


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Notiziario InfoSIMBDEA XII – 15 Dicembre 2013


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Categorie Mecenat A%255B1%255D SPECIALIZZAZIONE Categorie Mecenat B%255B1%255D
Scuola di Specializzazione in BENI
DEA
PalazzoDellaCorgna1
La Scuola di Specializzazione in beni demoetnoantropologici dell’Università degli Studi di Perugia, istituita in base al Decreto Ministeriale 31 gennaio 2006 "Riassetto delle Scuole di specializzazione nel settore della tutela, gestione e valorizzazione del patrimonio culturale", ha lo scopo di curare la preparazione scientifica nel campo delle discipline demoetnoantropologiche impegnate nella conoscenza dei beni culturali.

Bando di concorso
2013/2014

VI ciclo


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Categorie Event A%255B1%255D CONCORSI Categorie Event B%255B2%255D

Selezione di 500 giovani
Mibac
Il Mibac ha
pubblicato il decreto direttoriale 6 dicembre 2013 concernente l’avvio di una procedura concorsuale pubblica per la selezione di cinquecento giovani laureati da formare, per la durata di dodici mesi, nelle attività di inventariazione e di digitalizzazione del patrimonio culturale italiano, presso gli istituti e i luoghi della cultura statali.
Procedura pubblica per la selezione di 500 giovani da formare

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Categorie Event A%255B1%255D ICONVEGNI Categorie Event B%255B2%255D

Memorie, Saperi, Musei
Cagliari%20memorie%20saperi%20musei
Memorie, Saperi,
Musei a quarant’anni
da Cultura egemonica
e culture subalterne
di A. M. Cirese

Cagliari, 16- 18 Dicembre 2013

Facoltà di Studi Umanistici


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Categorie Mecenat A%255B1%255D NORMATIVA Categorie Mecenat B%255B1%255D

Decreto Scuola n. 104
Logo Icom

È stato definitivamente approvato il “Decreto scuola n. 104” del settembre scorso che stanzia, finalmente, alcuni finanziamenti per il settore. In particolare interessano gli artt. 5 e 16 che coinvolgono il mondo dei musei e sottolineano l’importanza dell’educazione al patrimonio culturale.

Il “Decreto Scuola n. 104” parla di Musei: un’occasione da considerare

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Categorie Event A%255B1%255D LAVOROI Categorie Event B%255B2%255D

Bandi e concorsi
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Bandi e concorsi per
posizioni diverse in
varie università
straniere
Guarda le
opportunità di
lavoro nelle
università straniere

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Categorie Event A%255B1%255D RIVISTE Categorie Event B%255B2%255D
Intrecci
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E’ on line il nuovo numero di Intrecci. Quaderni di antropologia culturale.




Intrecci. Quaderni di antropologia culturale 
Anno II, Numero 1 Anno I, Numero 1

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Categorie Event A%255B1%255D CORSOI Categorie Event B%255B2%255D
Corso di perfezionamento in beni culturali antropologici
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 Il Bando della Quarta Edizione del Corso di Perfezionamento in Beni Culturali Antropologici (a.a. 2013/2014) è disponibile sul sito di Ateneo (www.unimib.it – sezione Dopo la Laurea, Perfezionamento e Aggiornamento) e sul sito della Facoltà di Scienze della Formazione (www.formazione.unimib.it – sezione Post Laurea, Corsi di Perfezionamento).


Università Bicocca
di Milano
Corso di
perfezionamento in
Beni Culturali
Antropologici

IV
edizione 2014


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