Un Istituto nazionale di antropologia senza antropologi

QUALCOSA NON CI TORNAVA GIÀ DA UN PO’
Era il fatto che a dirigere il Museo Nazionale di Arti e Tradizioni Popolari (MNATP) di Roma fosse una storica dell’arte.
Insieme al Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini”, il MNATP è  uno dei due luoghi simbolici e concreti della storia italiana non solo delle “passioni da museo” di Simbdea, ma dell’intera nostra disciplina.
Questa disciplina, conviene nominarla il più possibile. Chissà che non aiuti a farla uscire dall’incantesimo che sembrano averle fatto le nostre Istituzioni e che la costringe ad una girandola di apparizioni, sparizioni e camuffamenti. Questa disciplina si chiama antropologia o, come dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.L 42/2004) del 2004, demoetnoantropologia. Il MNATP, con il “Pigorini”, componeva idealmente l’unità della nostra DEA, con il suo demo e la sua etno.

Insomma, questa disciplina in Italia esiste. Ed esistono i suoi beni, la cui valorizzazione, studio e tutela ci sembrava cominciassero a stare a cuore ai nostri politici, i quali hanno pensato di aggiungerli (seppure con la “perdita di una D) alle competenze della Direzione generale per i beni architettonici e storico artistici, nella cui denominazione sono infatti inclusi i beni etnoantropologici.
Peccato che a queste indicazioni di volontà non abbia fatto seguito l’assunzione, presso le Soprintendenze, delle figure professionali corrispondenti: gli antropologi.
Eh beh, lo dicevamo. Era un po’ che le cose non ci tornavano.

LE COSE, DAL 7 OTTOBRE 2008, CI TORNANO SEMPRE MENO
Per il Decreto che porta questa data, il MNATP si trasforma in Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia. Certo, a molti sarebbe piaciuto di più ICDEA, così da non dover rinunciare, una volta tanto, qua e là ad una D, ad una E, o ad una A. Che non sono solo lettere: ma stanno per cose come DEMO, come ETNO, come ANTRO. Cose, insomma, che esistono. O, almeno, così ci sembrava - in altri bei fuggevoli momenti - che le nostre Istituzioni avessero ritenuto.
Ma, si dirà, state a guardare le pulci! Non siete contenti? È stato appena creato un Istituto nazionale specificamente dedicato ai vostri beni. Cosa volete di più?
Eh, già! Se non fosse che lo stesso Decreto impone a chiare lettere che la direzione dell’Istituto sia affidata a uno storico dell’arte.

EH NO, EH!
Tutto questo, senza, naturalmente, che in queste scelte gli antropologi siano stati coinvolti e neppure ascoltati (come professionisti, come accademici o come membri delle associazioni che da non poco si occupano della forzatamente chimerica disciplina).
Vuol dire che ad un prossimo Istituto Centrale per la Rinnovata Disciplina dell’Estetica (che - seguendo le regole di composizione che abbiamo visto - potrebbe anch’esso “meritare” la sigla ICDE) verrà imposto un direttore antropologo?
Tutto questo proprio non ci torna. Né ci sembra giusto. Né utile. Ci chiediamo addirittura se sia lecito.
Ma lasciamo a voi il piacere della lettura del testo originale del Decreto ( pdf  potete scaricarlo qui  ) altrimenti potreste pensare che questa storia così assurda ce la siamo inventata.

Il Direttivo Simbdea

Simbdea, società italiana per la museografia e i beni demoetnoantropologici.
c/o Museo degli Usi e Costumi delle Genti di Romagna
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