STORICA CASA GROTTA DI VICO SOLITARIO

 

Una visita alla Storica Casa Grotta di vico Solitario è l’unica autentica opportunità per rendersi conto di quella che era la vita nelle case scavate del Sasso Caveoso prima del loro abbandono, avvenuto in seguito alla legge di risanamento dei Sassi voluta dal Presidente del consiglio Alcide De Gasperi nel 1952. Nello splendido scenario dei Sassi di Matera, nei pressi di piazza san Pietro Caveoso, si apre uno dei più suggestivi vicinati, quello di vico Solitario, dove è sita l’omonima Casa Grotta.  

Viene aperta al pubblico nel 1977, in un periodo in cui nei Sassi di Matera non c’era nessuna forma ti turismo né occasionale né organizzato. Questa pregevole iniziativa si poneva l’obbiettivo di preservare il ricordo autentico e originale di quella che era stata la vita, in queste case scavate, fino a qualche anno prima.

La Storica Casa Grotta di vico Solitario è l’unica casa-museo patrocinata dal comune di Matera per l’autenticità dei contenuti, sia per quanto riguarda le architetture che per quel che riguarda gli arredi custoditi al suo interno.

 


Una grande cavità rocciosa fa da cornice all’arco d’ingresso della Casa Grotta, unico elemento costruito che si addossa alla grotta nella quale è stata ricavata l’abitazione.

  Nell’unico ambiente, in parte scavato e in parte costruito, sono proprio gli arredi a creare una divisione virtuale degli spazi. 

Il focolare con la cucina, al centro della casa un piccolo tavolo con l’unico grande piatto dal quale tutti mangiavano, il letto composto da due cavalletti in ferro, sui quali poggiavano delle assi di legno e il giaciglio costituito da un materasso ripieno di foglie di granturco; di fronte al letto, la stalla con la mangiatoia che ospitava il mulo; oltre un piccolo tramezzo l’altra stalla dove sono ben visibili la mangiatoia, la cava tufacea dalla quale si ricavavano i blocchi di tufo ed una cavità circolare usata come letamaio o come deposito per la paglia. Di particolare interesse è il sistema di raccolta delle acque piovane con la presenza di una cisterna sottostante la pavimentazione; dall'esterno è ben visibile la canalizzazione delle acque. 

La Casa Grotta di vico Solitario è un museo riconosciuto e patrocinato dal Comune di Matera.  

Al suo interno è disponibile un audio guida in lingua Italiana, Inglese, Tedesca, Francese, Giapponese, Spagnola, Russa, Cinese e anche nel Dialetto Materano, al fine di preservare questo nostro patrimonio immateriale.

La gestione è a cura dell’associazione culturale Gruppo Teatro Matera, che grazie alla passione e alla costanza dei suoi operatori, è divenuta nel corso degli anni meta obbligata per molti visitatori italiani ed esteri, riscuotendo numerosi consensi e riconoscimenti dalle principali testate giornalistiche ed emittenti televisive nazionali e internazionali. Negli ambienti adiacenti alla Casa Grotta sono situati un’antica neviera, una suggestiva grotta naturale dove saranno proiettati video e documentari sulle bellezze paesaggistiche, artistiche ed architettoniche del territorio ed una chiesa rupestre risalente al IX – X secolo d.C.

 

 

 

Sito web: www.casagrotta.it

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Tel.: 0835310118 -  3482857463

 

 

Matera, 12/12/2019

Come un Albero - Museo dello sguardo sulla disabilità

 “Come un Albero - Museo dello sguardo sulla disabilità” è un originale museo di narrazione di impronta demoetnoantropologica.

La sua mission è mostrare la disabilità, soprattutto quella di tipo intellettivo, da un punto di vista culturale, mettendo in evidenza i diversi sguardi che la de-finiscono.  

Il patrimonio narrativo del Museo è di tipo immateriale (storie di vita, testimonianze orali, racconti etnografici, ma anche stralci di romanzi, articoli di giornale, documenti) frutto di diversi anni di ricerche etnografiche sul campo, ed è disseminato e nascosto nei diversi ambienti che - riprendendo quelli di una casa - caratterizzano l’insolita location.

 

La scelta di un’ambientazione di tipo domestico con un arredamento contemporaneo è stata centrale nell’elaborazione del progetto museale per diversi motivi: 

  •           è un implicito rimando all’impostazione tradizionale dei musei demoetnoantropologici – dove spesso il focolare domestico è centrale a livello scenografico - nel tentativo di realizzare una rappresentazione etnografica della cultura e dello sguardo contemporaneo sulla disabilità; 
  •           è un modo per riflettere – in un museo che non espone, ma nasconde - su come questo sguardo abbia delle ricadute nella vita delle persone con disabilità e dei loro familiari a un livello che resta sostanzialmente intimo e vissuto nella sfera del privato;
  •           ma soprattutto è una cornice metaforica che permette di affrontare in ogni specifico ambiente un particolare argomento/sguardo sulla disabilità: il pre-giudizio, nell’ingresso; il linguaggio e le parole, nel soggiorno; i diritti e il concetto di ospitalità, nella sala da pranzo; gli ingredienti per una buona narrazione, in cucina; i riti di purificazione, in bagno; il tema dell'autonomia e dell'adultità mancata dei "ragazzi", nella camera da letto.

 

All’inizio del percorso il visitatore riceve delle chiavi di casa/di lettura del luogo e attraverso alcuni comuni oggetti di arredo – un comò, uno specchio, un divano – viene invitato a scoprire racconti, a curiosare e ad aprire cassetti, a lasciare una testimonianza. Ma soprattutto viene invitato a riflettere sul modo in cui oggi le persone con disabilità, soprattutto quelle con disabilità di tipo intellettivo, vengono ancora de-finite. 

 

A questa lettura critica del Museo fa da contraltare l’ambiente pro-positivo ed inclusivo del Bistrot dell’Associazione “Come un Albero”, con cui il Museo condivide la stessa location ma in orari diversi di apertura. Poiché infatti all’ora di pranzo il Museo chiude mentre apre il Bistrot, il visitatore durante il percorso museale ha l’opportunità di osservare e conoscere meglio il progetto di gastronomia sociale e di inserimento lavorativo che lo caratterizza e che coinvolge anche persone con disabilità intellettiva, di interagire con lo staff della cucina e della sala, di capire del perché di alcune scelte progettuali, nel tentativo di costruire – tutti assieme, nessuno escluso – un modello di inclusione sociale.

In questo senso il progetto nel suo insieme viene presentato oggi con il nome di Museo Bistrot, proponendosi come concept innovativo nel coniugare la pratica museale con quella sociale, valorizzandole entrambe e, allo stesso tempo, superandole in una dimensione comune di tipo esperienziale ed immersivo, oltre che narrativo.

 

L’ingresso individuale è gratuito.

Per scuole e gruppi sono previste visite guidate previo contributo al progetto.

 

Per ulteriori informazioni e prenotazioni: casamuseo@comeunalbero.org 

www.comeunalbero.org

Facebook: Museo dello sguardo sulla disabilità

 

Come un Albero - Museo dello sguardo sulla disabilità

Via Alessandria 159A, Roma

Tel. 06.45432789

 

 

Associazione per il Laboratorio di Saturnana O.d.V

L’ “Associazione per il Laboratorio di Saturnana O.d.V”, dopo aver stretto un Patto di collaborazione con il Comune di Pistoia, propone  i percorsi didattici e l’attività culturale e associativa in un ambiente rinnovato e riordinato, perseguendo le finalità educative e metodologico-didattiche che la caratterizzano.

L’azione didattica che verrà promossa avrà un più marcato carattere operativo.

In tale contesto il Museo, con  annesso al laboratorio didattico,  con i suoi oggetti e documenti sarà assunto come testimonianza di un sapere e di conoscenze prodotte nel passato, ma anche come strumento per produrre nuovo sapere.

Pertanto ciascun elemento dell’insieme museo sarà oggetto di studio e strumento per studiare.

Nel Museo ci sono molte “cose” da vedere, da toccare, da manipolare e da rappresentare.

L’oggetto diventa parte integrante dello studio di un fatto, di un evento, di una espressione culturale.

Per questo quello di Saturnana non sarà solo un Museo da vedere, ma soprattutto da “toccare”; non verrà sollecitata e facilitata una fruizione statica ma un utilizzo del tutto “laboratoriale” e partecipato.

Contatti

Monica Gelli  cell. 3338264415    

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Monti Maurizio cell.3472442509

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Ecomuseo della Montagna Pistoiese

 

 

 

 

 

Ecomuseo della Montagna Pistoiese

In Toscana a passo lento

 

Nato dalla volontà della Provincia di Pistoia e attivo dal 1990, l’Ecomuseo della Montagna Pistoiese è stato il primo Ecomuseo in Italia, un progetto innovativo, premiato con Targa d’oro a Parma come miglior esempio di valorizzazione dell’Appennino.

Dal novembre 2011 ha raggiunto il suo assetto definitivo trasformandosi in Associazione Ecomuseo della Montagna Pistoiese, con sede legale a Gavinana nell’antico Palazzo Achilli, partecipata dai Comuni di Abetone Cutigliano, Marliana, Pistoia, Sambuca, San Marcello Piteglio, Provincia di Pistoia e Diocesi di Pistoia.

L’Ecomuseo della Montagna Pistoiese opera come un efficace strumento per leggere il territorio e far emergere lo stretto legame che nel corso dei secoli si è instaurato tra l’ambiente e l’uomo che intelligentemente ha saputo sfruttarne le risorse primarie, l’acqua ed il legname, per dare vita a luoghi di importanti attività produttive, diventati oggi come allora elementi identificativi di un intero territorio.

Il visitatore è coinvolto in una lettura storico-culturale che permette di scoprire, attraverso un sistema di sei itinerari, tipiche tradizioni tuttora presenti: mulini ad acqua, ghiacciaie, ferriere, tesori artistici e un patrimonio naturalistico unico nel suo genere, tra boschi secolari e laghi di origine glaciale.

Durante tutto l’anno l’Ecomuseo offre laboratori educativi incentrati sulle capacità manuali e intellettive specifici per le scuole di ogni genere e grado ed attività ludico-ricreative per bambini, mostre temporanee ed incontri culturali legati alle tradizioni storiche e naturalistiche dell’Appennino Pistoiese, rigeneranti passeggiate dedicate alle famiglie, agli appassionati del trekking e della mountain bike con Guide Ambientali Escursionistiche e visite guidate ai poli museali che raccolgono al loro interno preziose testimonianze degli antichi mestieri che si svolgevano un tempo sulla Montagna Pistoiese (mugnai, fabbri, ghiacciaioli, carbonai, scalpellini).    

 

 

Itinerario Naturalistico -  Orto Botanico Forestale di Abetone (Via del Brennero 49, Abetone )

                                                 Museo Naturalistico Archeologico Appennino Pistoiese (Via Orange, Gavinana)

Itinerario della Vita Quotidiana - Museo della Gente dell'Appennino Pistoiese (Via degli Scoiattoli, Rivoreta)

                                                               Via della Castagna e del Carbone (Orsigna)

Itinerario d'Arta Sacra e della Religiosità popolare - Museo Diocesano e Cappella della Compagnia del SS Sacramento (Piazza della Chiesa, Popiglio)

Itinerario del Ferro - Ferriera Papini (Via del Mulin Vecchio, Maresca)

                                       Museo del Ferro e Giardino dell'Energia Rinnovabile (Via La Piana, Pontepetri)

Itinerario del Ghiaccio - Ghiacciaia della Madonnina (Via Modenese SR 66, Loc. Le Piastre)

Itinerario della Pietra - Riserva Biogenetica e Insediamento Medievale di Acquerino 

                                             Via Francesca della Sambuca 

Punto Informativo centrale Palazzo Achilli (Piazzetta Achilli 7, Gavinana) 

 

Orari di apertura ordinari disponibili su www.ecomuseopt.it

Visite guidate straordinarie su prenotazione per scuole e gruppi 

 

Per info e prenotazioni

Ecomuseo della Montagna Pistoiese 

N. Verde 800 974102; P. Achilli 0573 638025

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www.ecomuseopt.it

FB/IG ecomuseopt

 

TrasiMemo - Banca della memora del Trasimeno

Presentazione
TrasiMemo è una esperienza di attivazione della memoria che ha portato alla cocostruzione di un museo, di un archivio e di laboratori sui saperi locali.
L'avvio del progetto è stato organizzato dando spazio a quattro raggruppamenti teorici dell'artigianato umbro: la lavorazione del legno, del tessile, del ferro e della ceramica e cotto.
Dal 16 aprile sarà possibile visitare dal web la Banca all'indirizzo www.trasimemo.it e in via Sensini a Paciano, presso Palazzo Baldeschi.
Il comune di Paciano ha affidato all'Università degli Studi di Perugia, Dipartimento Uomo e Territorio e della Scuola di Specializzazione in Beni Demoetnoantropologici, l'attività di ricerca e di mediazione del progetto. La creazione di uno spazio di dialogo promosso dalla ricerca etnografica con la comunità ha permesso la raccolta e l'organizzazione della memoria.
Le donne e gli uomini che hanno lavorato e lavorano sul Trasimeno hanno trovato una possibilità di raccontare le proprie vite di artigiani per mestiere, di bricoleur, di hobbisti, di appassionati raccoglitori di oggetti, di restauratori, di artisti, di scopritori e inventori.
I protagonisti del museo e dell'archivio non sono gli oggetti dell'artigianato, ma le narrazioni che ci portano a scoprire la densità del patrimonio locale.
La raccolta ha permesso di far emergere varie applicazioni del lavoro artigianale: artistico, commerciale, semindustriale, ma anche un uso domestico e quotidiano, che soprattutto nel passato regalava una competenza diffusa e condivisa in tutte le comunità del Lago. L'organizzazione del lavoro, lo sfruttamento delle materie prime locali ha contribuito fortemente all'esistenza del paesaggio così come è oggi: il rosso è il coloro visibile nei centri storici e nella costruzioni rurali per gli elementi costruttivi in cotto; la toponomastica, con le vie dei Fabbri e del Filatoio ci ricorda la presenza di lavorazioni, così come gli arredi interni ed esterni delle abitazioni private: i letti in ferro battuto, le lampade in rame e ferro, gli alari dei camini, i cancelli e le ringhiere ci mostrano le competenze di manipolazione del ferro.
Il sapere artigiano si è mostrato come il frutto di una condivisione dei saperi incorporati e dei “segreti”, che possono essere trasmessi da maestro ad allievo e che sono condivisi dalle comunità geografiche e di "pratiche".
Nella raccolta della memoria sono state evidenziate parole chiave che aiutano a comprendere: le mani, il tempo, i segreti. Le mani diventano d'oro, acquistano capacità di giocare e domare il fuoco e hanno bisogno di tutele. Il tempo altro elemento chiave della produzione, artigiana è senza soluzione di continuità il tempo della vita. I segreti celati nella tecnica rivelano la necessità pratica di incorporare i saperi e di esprimere una capacità creativa per risolvere sempre prontamente le problematiche.
La visita virtuale e fisica alla Banca della Memoria ci consegna la possibilità di vivere lo spazio che ci circonda, da visitatore o da cittadino quale che noi saremo, con maggiore consapevolezza apprezzando la complessità delle comunità.
L'esperienza di TrasiMemo può anche essere un contributo al superamento della crisi socioeconomica, portando nuove possibilità di impiego del tempo e del lavoro, ma anche una riflessione sulla memoria e sulla democraticità della sua rappresentazione.
Il percorso museale è arricchito dalla possibilità di conoscere le botteghe, le officine e i laboratori degli artigiani attivi, delle associazioni e musei che operano sul territorio e anche di partecipare a laboratori esperienziali e didattici sull'artigianato e la manipolazione.

Obiettivo del progetto, metodo di lavoro e ricadute.
L'obiettivo di TrasiMemo è quello di portare un contributo all'attivazione della creatività e di nuove forme di lavoro artigiano nelle comunità del Trasimeno.
TrasiMemo è un progetto di “attivazione” delle memorie, di riconoscimento e di tutela dei patrimoni culturali di comunità, messi in valore grazie alla costruzione partecipata di un archivio virtuale e mediante alcune installazioni museali.
Il progetto restituisce “risonanza” e “visibilità” ai saperi artigianali nella zona del lago Trasimeno; documenta le pratiche, i processi culturali e i contesti sociali legati alla loro fruizione collettiva, così da riconoscerne una pubblica funzione sociale.
È pensato per far parlare i saperi artigianali attraverso l’uso delle forme espositive che caratterizzano la museografia etnografica contemporanea: raccontare le persone, le loro storie, i loro mondi, lasciando alla materialità degli oggetti il ruolo di intermediario simbolico.
Le persone che hanno lavorato e che lavorano in questo territorio trovano così uno spazio dove raccontare le proprie vite di artigiani, di bricoleur, di hobbisti, di appassionati collezionisti, di restauratori, di artisti e di inventori e progettare prospettive future.
TrasiMemo non è un deposito della memoria, o un semplice archivio di saperi, ma uno spazio pubblico di coinvolgimento educativo e di dibattito, ludico e di divertimento, in cui residenti e visitatori possano riconoscersi e confrontarsi.
Un osservatorio privilegiato per l’apprendistato di sguardi competenti sui saperi artigianali del Trasimeno e sui processi di costruzione delle tradizioni ad essi connesse.
Attraverso i saperi raccolti, ma soprattutto grazie alla collaborazione instaurata con gli artigiani si sta strutturando un gruppo stabile di riflessione, ricerca e produzione.
Lo spazio di Palazzo Baldeschi nel centro storico di Paciano, comune centrale nel Trasimeno è una struttura di proprietà della Regione Umbria, la quale ha delegato al comune di Paciano l'uso.
Il prestigioso edificio, recentemente ristrutturato e arredato accoglierà la sede dell'Unione dei Comuni del Trasimeno e la sede dell'ecomuseo del Trasimeno, mentre accoglie già la biblioteca comunale e i centro Terzo Millennio (di gestione del fondo Mcaggart di Green Peace)
Al piano terra è stato lasciato spazio alle comunità del Trasimeno di raccontarsi e creare prospettive per il futuro.
Attraverso una sinergia fra ricerca, mondo artigiano e istituzioni locali si è lavorato sulla creazione di uno spazio attivo di riflessione e azione sul lavoro artigiano e sullo sviluppo di nuove strade di archiviazione dei saperi, commercializzazione e produzione, così sono nati: uno spazio museale, uno spazio virtuale, un ufficio informazioni, un book-shop e i laboratori di artigianato e manipolazione.
I ricercatori (antropologi), del “gruppo di ricerca e di progettazione sistema musei-Beni culturali e paesaggistici del Trasimeno” della Scuola di Specializzazione in Beni Demoetnoantropologici
dell'Università degli Studi di Perugia, hanno curato l'attività di ricerca etnografica, ma soprattutto sono stati in grado di realizzare una attività di mediazione e di coinvolgimento degli artigiani e delle comunità locali.
Gli artigiani hanno costruito attivamente la ricerca sui saperi e stanno portando avanti l'obiettivo, assieme all'Istituzione Comunale e ai antropologi del patrimonio, di creare un gruppo di ricerca e produzione di manufatti da proporre alla commercializzazione.
Il comune di Paciano ha messo a disposizione risorse economiche, strutturali, umane e le stanze di Palazzo Baldeschi per la realizzazione di riflessione, incontro, laboratori, allestimento museale, spazio web e book-shop.
La riattivazione della presenza nel centro storico è la prima ricaduta tangibile. L'avvicinamento ai saperi e alla professione artigiana degli inoccupati, o parzialmente occupati, la salvaguardia dei saperi artigiani, la professionalizzazione degli artigiani e lo scambio attivi, ma la risonanza della memoria collettiva ed individuale sono le ricadute visibili che hanno bisogno di sostegno.
Infatti l'esperienza di TrasiMemo vuole anche essere un contributo al superamento della crisi
socioeconomica, portando nuove possibilità di impiego del tempo e del lavoro
La Banca della Memoria del Trasimeno è anche una riflessione sulla memoria e sulla democraticità della sua rappresentazione, la cocostruzione del progetto e della sua realizzazione non è stata calata dall'alta, ma condivisa e partecipata dalle comunità di “vertice” e dei “pari”.

Prospettive future
Il progetto vede adesso alle prese il gruppo degli artigiani e i ricercatori, supportati dall'Istituzione
Comunale, con lo sviluppo dei laboratori dedicati ai giovani cittadini, agli adulti che hanno volontà di misurarsi con nuove prospettive di lavoro e saperi, ai turisti presenti e a tutti quelli che vorranno essere attratti dall'iniziativa.
Ma anche con la gestione delle prospettive che si sono aperte grazie alla sinergia fra ricerca, artigianato e messa a disposizione di beni culturali.
Le prime attività per le quali si stanno cercando vie di realizzazione e finanziamento sono:
1. la traduzione multilingue e multiabile degli allestimenti, del materiale web e di distribuzione
2. la realizzazione di un catalogo dei prodotti TrasiMemo. Infatti in questo momento sono in fase di prototipo prodotti di didattica, materiali dedicati ai book-shop, manufatti esperienziali e testimoni di viaggio o di ricordo
3. la promozione delle attività di laboratorio verso i potenziali gruppi target: scuole, con collegamento con le scuole del territorio, nazionali ed internazionali e turisti in collaborazione con il sistema turistico.
4. la progettazione, promozione e realizzazione delle attività di bottega dirette agli adulti
5. la progettazione, promozione e realizzazione delle attività di bottega quale contributo alla parità di genere
6. la progettazione e l'attuazione di protocolli per laboratori di promozione dell'inclusione sociale

Simbdea, società italiana per la museografia e i beni demoetnoantropologici.

c/o Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino
Piazzetta Antonio Pasqualino 5 - 90133 Palermo

CF: 03251180406
e-mail: segreteria@simbdea.it

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