Identificare gli oggetti, conservati all’interno dei musei etnografici, quali beni culturali a tutti gli effetti, significa da una parte poter accedere a finanziamenti pubblici, per esempio per quanto riguarda la catalogazione, dall’altra rispettare il valore documentale che questi detengono in quanto testimonianza materiale di epoche, eventi, umanità  riconosciuti degni di interesse. Capita invece molto spesso di registrare una più o meno evidente disinvoltura nel custodire e perpetuare l’integrità fisica dei beni in questione. Succede  che vengano realizzati degli interventi di varia natura le cui conseguenze non sono sempre valutate a pieno.

L’inserimento nel campo della tutela dei beni DEA e di cultura materiale ha costretto ad una parziale revisione delle posizioni del restauro critico, che fondava la sua teoria sull'artisticità del bene oggetto del restauro. Le nuove tipologie di patrimoni portano naturalmente a privilegiare l’attenzione per  la conservazione materiale oltre che formale degli oggetti tutelati, a prescindere dal valore artistico di questi. All’origine della totale autonomia di cui sembra  godere l’ambito etnografico rispetto alla questione della conservazione si può rintracciare però forse proprio la sua iniziale esclusione dal ricco dibattito teorico sul restauro.

Conviene allora restare ai margini di un percorso codificato e controllato di tutela dei beni culturali? Sicuramente, l’ambito DEA ha delle proprie specificità che rendono necessarie delle distinzioni rispetto alle procedure previste per le altre tipologie di beni. Ma la vasta esperienza che caratterizza ormai il settore storico artistico nel campo della conservazione suggerisce di  prendere ispirazione da questo per molti degli aspetti già analizzati e sperimentati. 


In ambito etnografico sembrano permanere aree di terra franca, spazi operativi, strategici e inevitabilmente anche teorici, liberi da ogni regola o  riferimenti codificati. Uno di questi è sicuramente il settore relativo alla conservazione e al restauro dei beni.

Simbdea, società italiana per la museografia e i beni demoetnoantropologici.

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