Vittoriano: i partecipanti

Presentiamo in questa sezione alcuni approfondimenti sui partecipanti e sugli eventi della tre giorni al Vittoriano.

Peppino Marotto 

A Peppino Marotto, sindacalista e poeta improvvisatore di Orgosolo (NU) è dedicata la serata del Venerdì 1 Febbraio, alla cui memoria verrà consegnata una targa dal Min. Francesco Rutelli (Ministero dei Beni edelle Attività Culturali)

Un suo breve profilo è consultabile seguendo questo link, mentre di seguito presentiamo un testo di Giovanna Marini ed uno di Guido Angioni,  introdotti da Pietro Clemente.

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La poesia di Peppino Marotto appartiene alla tradizionale cultura metrica sarda. E’ fatta prevalentemente per il canto e si accompagna con la coralità polifonica, e fa parte anche del mondo della improvvisazione poetica. Come avviene anche in Toscana e nell’Italia centrale spesso i poeti improvvisatori scrivono i versi, e fanno entrare le composizioni anche nel circuito della lettura. Ma la loro forma prevalente resta il canto. Questa tradizione poetica non risente del decadentismo e dell’ermetismo, privilegia delle forme auliche, la maestria delle strofe e dell’invenzione metrica, usa anche una lingua poetica, che è il sardo logudorese, è quindi distante dalla vita quotidiana e più vicina alla passione barocca per le forme. E’ particolare pregio della poesia di Marotto avere aperto questo canto alla vita quotidiana e all’attualità, senza perdere le altre caratteristiche formali. A.M.Cirese ha scritto di lui: “ contenuti e concetti  di una cultura popolare nuova animano di moderna forza le vertiginose preziosità della metrica sarda antica”(1978). La sua creatività ha toccato soprattutto i temi della politica, delle lotte sociali, dei grandi personaggio come Antonio Gramsci ed Emilio Lussu, ed è stata sempre in sardo ma non solo su temi sardi. Marotto ha anche amato la poesia dedicata ai temi della natura, sia per criticare l’inquinamento sia anche per fare versi di amore per la natura del suo mondo pastorale e soprattutto per il Supramonte, il punto di riferimento delle comunità pastorali barbaricine.
Marotto non è dunque un poeta da essere letto, e da essere letto in traduzione. Ma i suoi versi hanno immagini forti e la traduzione può aiutare un processo di immaginazione dei suoi versi in sardo.
Pietro Clemente
 

orgosolo04.jpgGiovanna Marini
Addio a Peppino Marotto

“Peppino Marotto era un poeta , quando in un paese si uccidono i poeti vuol dire che quel paese è malato. Peppino era un poeta popolare, cantava le sue rime in ottava con il suo coro, non era un uomo qualsiasi, per me Peppino era un profeta, era un grande. Saliva ogni giorno alla Camera del Lavoro di Orgosolo e la teneva aperta, lì, tutto solo, per essere disponibile ai lavoratori che avessero qualche problema da esporgli, qualche denuncia da fare al proprio sindacato, qualche padrone prepotente e inadempiente. Peppino non si era mai tirato indietro di fronte alle lotte per la sua terra, per il lavoro, cantava la vita di Gramsci e al popolo insegnava i sentimenti.
Insegnava ai giovani attraverso la sua poesia come si devono amare i grandi, come si deve riconoscere il valore di chi combatte per una vita giusta, contro la sopraffazione dell’uomo sull’uomo. Peppino non è mai invecchiato nella sua testa, oggi seguiva i fatti politici del nostro paese e parlava dello stato del mondo con termini illuminati, fedeli al suo credo di vecchio comunista, che aveva subito riconosciuto l’importanza della nascita della democrazia in Italia, della costruzione del paese fatta a partire dalla Costituzione.”
[Giovanna Marini]


8595. Marotto, Peppino. «Quadernos iscritos in d'una cella oscura» [English Translation at the side] «Notebooks written in a dark cell [A song],» in Antonio Gramsci: Letters from Prison: Political History and Conference Papers. The collected edition of the three special issue of New Edinburgh Review. [Edinburgh: s.n., s.d., but 1974], [vol.:] Gramsci, 1st e 2nd pages of the cover. [Sard./Eng.]
[Transcription of a Sardianian song, recorded under the auspices of the Istituto Ernesto De Martino, on July 27, 1969, with a note Aile Munro. The song appears on a commercial disc: «Italia, la stagione degli anni '70», ed. by Sandro Portelli, issued by I Dischi del Sole, DS 511/13, item 34.]

8596. Marotto, Peppino. Cantones politicas sardas. Prefazione di Alberto M. Cirese. «Quaderni degli amici della casa Gramsci di Ghilarza», 3. Ghilarza: s.d. [but 1978]. Pp. 56 (passim). [Ital & Sard.]

8597. Marotto, Peppino. «A Gramsci,» in Omaggio a Gramsci. Oristano: Amministrazione provinciale di Oristano, 1987, p. 15. [Ital & Sard.] [The first four stanzas are in Sardinian; the last four in Italian.]

8598. Marotto, Peppino. «Una poesia: Su pensamentu gramscianu,» Notiziario DP (June 17, 1988), 6. [

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Giulio Angioni
Grande bocca

La cosa a cui non riesco a non pensare, perché altro bene bene non riesco a pensare di fronte a questa uccisione orgolese senza senso, è un ricordo di lui, di Peppino Marotto.  A Nuoro, qualche decennio fa, non so più in che occasione pubblica, alla Biblioteca Satta oppure all'ISRE.
Marotto ce l'aveva con qualcuno delle sue parti, non importa chi e perché, tanto non me lo ricordo. Denunciava con forza una qualche malefatta. E quest'altro che gli dice di lasciare perdere, che quelli
sono gente pericolosa, non ci mettono molto a  cercare sangue: "Peppi', semper buca manna ses!". E lui, che ancora vecchio non era, in tutta calma dice: "Un favore mi fanno, a  morire per qualcosa, se morire si deve!"
Per che cosa è morto ammazzato Peppino Marotto, bucca manna?
E' probabile che non  importi, quello che forse gli inquirenti stabiliranno essere il movente di quei colpi di pistola alla schiena, movente abietto e futile sicuramente, che importa solo l'assassino.A noi importa altro, lasciandoci il beneficio d'inventario di ciò che ci lascia, Peppino Marotto Bucca Manna, che ha cantato le transumanze dei pastori in marine e campidani, in Carsi e agriturismi, fuggendo "da su mere e da sa mal'annada",  che ha detto e fatto, e che alla fine come il poeta di Pedru Mura "l'ana mortu cantande chin sa cantone in bucca". L'ultima volta che ha cantato, in pubblico, ha cantato per Antonio Gramsci.
A quella sua bocca noi continueremo a dare voce.
Chssà se il suo assassino ha mai pensato che gli stava facendo un favore.

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