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Nel corso della storia pochi oggetti hanno accompagnato la vita e l’attività dell’uomo come il coltello; onnipresente sulla mensa di poveri e potenti, utensile fedele nel lavoro dei campi e dei boschi, compagno di mille avventure e nei pericoli, pegno d’amore oltre che simbolo di fedeltà. Per alcune comunità, come quella di Scarperia, dedite fino dalle origini alla fabbricazione dei Ferri Taglienti, il coltello è stato ed è un elemento di identità e memoria collettiva, e l’elemento fondante che ha ispirato il Museo dei Ferri Taglienti. In esso trovano collocazione repertori documentari e collezioni che conducono il visitatore alla conoscenza all’utensile-oggetto attraverso il vaglio della conoscenza storica. L’ordinamento museale è incentrato sulla vitalità e materialità piuttosto che sulle qualità più squisitamente estetico – formali, in modo da invitare il visitatore ad un contatto diretto con un utensile di uso quotidiano apparentemente ben conosciuto, ma noto a pochi nella sostanza; vari espedienti consentono di manipolare, smontare e rimontare un coltello in modo da poterne valutare dimensioni e forma in rapporto alle modalità di utilizzazione.  Un elemento guida nella realizzazione del percorso museale è certamente legato al profondo radicamento delle attività di lavorazione dei Ferri Taglienti nella vita e nei costumi della comunità scarperiese; proprio per mettere in luce tali rapporti si è posto un accento particolare sul quadro socio parentale in cui operavano i coltellinai e le loro famiglie. Appare dunque evidente come il Museo dei Ferri Taglienti sia incentrato essenzialmente su di uno spazio – percorso che comprende più sedi trasformando ogni esperienza di visita in un itinerario del tutto personale: dalla sede museale - luogo della memoria, nel Palazzo dei Vicari al luogo di lavoro, la Bottega del Coltellinaio, da considerare come un “museo-laboratorio”. La produzione dei coltelli a Scarperia nei suoi aspetti economici e formali costituisce il fulcro dell’itinerario museale; la vita il lavoro delle famiglie dei coltellinai scarperiesi si dipanano fra memorie, racconti e attualità, attraverso immagini e ricostruzioni dell’ambiente di lavoro, dell’organizzazione sociale e familiare, del controverso rapporto tra la professionalità artigiana e il mondo agricolo che ha caratterizzato il panorama proto-industriale della Toscana.
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